“Troppo cerebrale per capire che si può star bene, senza calpestare il cuore”, avrebbe cantato – proprio oggi – Samuele Bersani. Una Regione spaccata a metà, il derby della piccola frattura. Se da un lato si sfidano le due compagini campane, la Juve Stabia e la Salernitana, lontano dal rettangolo verde (ma neanche tanto) – sugli spalti – ci sono i tifosi. Al di là del cavalluccio e delle vespe, dei simboli, delle città, c’è stata ancora una volta la settimana di passione. L’attesa per il ritorno in campo, dopo una lunga sosta, e la delusione di non poter essere presenti. E questa volta – se prima era un’imposizione – è diventata una scelta. Una scelta di pancia, nonostante il cuore. La trasferta in un primo momento blindatissima: a Castellammare soltanto i tesserati residenti esclusivamente nel Comune di Salerno. Una fetta di tifosi, forse la più grande, esclusa completamente e lasciata a casa. A distanza di 24 ore, il Gos cambia nuovamente le carte sul tavolo e apre a tutti le porte del Romeo Menti, addirittura senza la tessera del tifoso. In mezzo un allenamento a porte aperte, che ha visto la torcida granata, avvicinarsi sempre di più agli uomini di mister Ventura. Tutti uniti: la trasferta non si farà, al Menti settore ospiti vuoto. Ma non è stato proprio così. Alla vigilia i tagliandi venduti erano 250, a Castellammare si presentano però soltanto in 170 (che si inseriscono all’interno dei 4.348 presenti), probabilmente mossi da quella coerenza tanto invocata durante la settimana. Ma sui social e sullo striscione affisso all’Arechi questa mattina si scrive “O partono tutti o nessuno”, ma si legge – ancora una volta – “frattura”. A perdere non è solo la Salernitana, ma Salerno. Potrebbe essere questa la sensazione. Perché ancora una volta si perde la bussola? Ma soprattutto perché nasce l’esigenza di staccarsi, di rinunciare, di dover per forza rispondere assenti ad un’imposizione che sa di falso, di superficialità, di scarsa considerazione? Il calcio “moderno”. Probabilmente i tifosi della Salernitana ne avevano trovato la chiave questa volta, per comprenderlo un po’, per avvicinarsi pur allontanandosi, per dare un segnale vivo: “noi ci siamo, anche se non ci siamo”. Lo stesso segnale che supera i confini di Salerno ma che in città, tra “amici” è soltanto di passaggio. Perché di fatto quell’unione di intenti non c’è stata. Il settore ospiti non era vuoto, ma non era nemmeno presente. E proprio per questo le polemiche stanno a zero. Ma dopo il danno la beffa. La Salernitana delude le aspettative, lascia al caso la partita, così come da sensazione, si è lasciato tutto al caso in questa settimana. La voglia di ritornare a cantare, a sognare, come sempre lascia spazio alla razionalità. Ma non è la troppa razionalità che probabilmente ha allungato di più il passo e ha sorpassato anche il cuore? Un’eterna lotta, cuore e cervello. Se il cervello ha voluto la distanza, il cuore correrà sempre per riavvicinarsi. E il cuore dei tifosi granata è rimasto soltanto in stand-by, rimasto a casa “per dignità, per la maglia, per la città”.
Mai satellite della lazio
23/11/2019 at 22:42
CHE SI METTA FINE ALLA FARSA
SENZA SE E SENZA MA
LA MISURA È COLMA
VIA LOTITO E SOCI DA SALERNO!