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Sei anni fa la vittoria in Coppa Italia di C contro il Monza: “Un gruppo di ottimi ragazzi”

Due sole volte la Salernitana ha avuto la possibilità di alzare una coppa davanti al pubblico dello stadio Arechi e l’ultima si è verificata esattamente sei anni fa: il 16 aprile 2014 infatti i granata conquistavano la Coppa Italia di Serie C, pareggiando 1-1 in via Allende contro il Monza, dopo averlo battuto a domicilio 0-1. Fu la serata di Alessandro Volpe, che segnò il gol del decisivo pareggio, ma soprattutto del ricordo di Agostino Di Bartolomei. I ragazzi all’epoca allenati da Gregucci scesero in campo con una maglietta speciale, indossata solo in quell’occasione, per celebrare il grande campione: casacca e pantaloncini granata con sottili strisce bianche verticali per ricordare la divisa che Ago e gli altri della Salernitana 1989/90 vestirono in occasione dell’ultima partita di quella trionfale stagione contro il Taranto, che coincise anche con l’addio al calcio di Ago.

Gori in porta, Luciani a destra e Piva a sinistra, con la coppia Tuia-Sembroni al centro della difesa; poi Montervino e Volpe in mezzo al campo, con Mancini, Gustavo e Fofana a sostegno del ‘cobra’ Ginestra. Questi gli undici che scesero in campo sei anni fa all’Arechi contro i brianzoli. Subentrarono poi Mounard, Mendicino e Scalise (in panchina Iannarilli, Ampuero, Capua e Ricci, che col suo gol all’andata al Brianteo aveva messo una seria ipoteca sulla vittoria del trofeo). Una squadra – nell’ambito della gestione Lotito/Mezzaroma – probabilmente messa in secondo piano rispetto alle altre che hanno conquistato promozioni. Fu un anno di transizione in terza serie: la Salernitana veniva da due campionati vinti prepotentemente, dal doppio salto dalla D alla Prima Divisione, e fallì la vittoria dei playoff venendo eliminata dal Frosinone ai quarti. Magra consolazione, quella vittoria in coppa. Da molti snobbata, la kermesse tricolore – sia essa maggiore o di Serie C – conserva sempre un certo fascino e vincere lascia comunque un buon sapore a protagonisti e appassionati. L’ippocampo cambiò tre allenatori, partendo con Sanderra e passando per Perrone, prima di arrivare a Gregucci. In Coppa Italia Serie C l’avventura iniziò con “mister Leggenda” (1-1 all’Arechi col Messina, decisivi i rigori col 3-0 in favore dei granata) e proseguì con Perrone: con lui vittorie per 2-1 ai contro Catanzaro (in rimonta ai supplementari grazie a Mounard e Ricci) e Ischia (solo 723 paganti quel giorno, decise una doppietta di Ginestra), più il pareggio senza gol a Frosinone. Con l’arrivo di Gregucci, la Salernitana eliminò in semifinale il Grosseto nel doppio confronto (3-2 a Salerno con un rigore decisivo di Mendicino allo scadere; 1-2 in Maremma grazie alle reti di Montervino e Gustavo) e poi vinse il trofeo in diretta su RaiSport.

“Era un gruppo di ottimi ragazzi che si sono tolti una soddisfazione importante. Farlo con la maglia dedicata a Di Bartolomei poi, che è stato un’eccellenza del calcio e non solo, fu molto bello. Salerno fu brava a concedergli quel tributo, fu la sua serata ed era anche una responsabilità per i ragazzi in campo. – ha ricordato l’ex allenatore granata, attualmente alla guida dell’Alessandria, sull’odierna edizione del quotidiano Il Mattino – Quei momenti li ricordo molto volentieri. Le coppe vengono erroneamente sottovalutate dal calcio italiano, come ad esempio le squadre di A con l’Europa League, ma quando sei dentro e hai la giusta mentalità, è bello giocare sempre per vincerle. Non so se qualcuno di quei ragazzi ha poi ottenuto meno di quanto avrebbe meritato. Dico però che Ginestra, per il ragazzo che era e per i gol che era capace di fare, avrebbe meritato altri palcoscenici già prima. Fu veramente molto ostacolato dalla sorte. Lo allenai quand’era giovane a Venezia, fece un inizio di stagione strabiliante, poi si ruppe il ginocchio due volte, proprio quando i club di Serie A avevano messo gli occhi su di lui”.

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