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Editoriale

Salernitana, hai un ritmo da… B. E anche nel 2014/15 era bagarre

La Salernitana viaggia spedita dopo 14 giornate con una media di 2,14 punti a partita che, se mantenuta, le consentirebbe di arrivare ad 81 punti. Tradotto, promozione diretta almeno con in mano l’esempio nel girone C degli ultimi anni: all’Avellino qualche mese fa ne bastarono 75, la Juve Stabia l’anno prima andò in B direttamente con 79, il Bari con 75 nel 2022. Quasi non fanno testo i 96 punti del Catanzaro 2022/23, perchè il Crotone secondo si fermò a 80; discorso simile per i 90 della Ternana (contro i 68 del Catanzaro secondo). La media granata non può più essere un caso, dopo aver superato il primo terzo di stagione, e va supportata. Con buona pace di chi si diverte a sminuire quanto di buono sta facendo la squadra, lo staff e la dirigenza, peggio ancora augurandosi cambi tecnici o ribaltoni di mercato. Chiaramente i rinforzi a gennaio serviranno, 2 o 3. Ma la squadra che oggi guarda tutti dall’alto verso il basso è di primo livello anche se, come Catania e Benevento che non sono perfette, ha qualche punto debole da colmare.

Che la Serie C si vinca prevalentemente con un calcio poco spettacolare e molto concreto, tranne le classiche eccezioni (la Salernitana di Delio Rossi nel 1994, il Catanzaro di Vivarini due anni fa, per esempio), è concetto che dovrebbe essere chiaro. “A noi basta vincere”, ha ripetuto Mattia Tascone ieri in mixed zone. Non importa come, soprattutto se le vittorie sono 9 su 14 vuol dire che non si tratta di risultati casuali, perché anche la fortuna, quando assiste, va propiziata. La squadra granata mantiene dei limiti, ha tanto da migliorare soprattutto in fase difensiva, dove corre dei rischi evitabili (come la ripartenza che ieri ha regalato all’Altamura per il momentaneo 1-0). Raffaele non ha ancora trovato l’assetto definitivo e cambia tanto, a volte troppo, nella ricerca del giusto equilibrio. Ma ha dimostrato di saper tenere il gruppo compatto e di aver lavorato al meglio delle sue possibilità con una rosa interamente nuova e costruita dal nulla in estate.

Sui social qualcuno pizzica Raffaele per un gioco poco spumeggiante. L’ex allenatore del Cerignola, per la verità, cerca sempre un calcio propositivo e non speculativo ma la Serie C è brutta, sporca e cattiva. Chi si aspetta spettacolo, colpi di scena o di vincere tutte le partite 5-0 può dedicarsi alla visione della Kings League, con tutto il rispetto. La storia, evidentemente, non ha insegnato. Basta schiacciare il tasto rewind per ricordarsi come veniva apostrofato Fabrizio Castori al suo ritorno a Salerno nell’estate 2020 e come veniva criticato quando la sua Salernitana operaia, umile e fatta da un gruppo granitico di calciatori, era protagonista di qualche battuta a vuoto (comprese le batoste sonore come quella di Empoli, una cinquina pesantissima). Alla fine, quella squadra andò in Serie A. Alla quattordicesima giornata aveva 28 punti.

Anche Leonardo Menichini, l’ultimo a vincere un campionato di terza serie sulla panchina della Bersagliera, fu molto criticato durante la stagione. Qualcuno ne invocava addirittura l’esonero dopo qualche pareggio o prestazione tutt’altro che esaltante. La sua Salernitana sarebbe poi andata in B con 80 punti e in gran scioltezza, poco bella ma tremendamente concreta. Nel campionato 2014/2015 dopo 14 giornate i granata erano in testa con 31 punti in classifica, uno in più di quelli attuali, e sempre con altre tre concorrenti alle calcagna (Benevento e Juve Stabia a -2, Lecce a -3). In quel momento, ben 8 delle 9 vittorie raggranellate dalla Salernitana erano arrivate di “corto muso”, con un solo gol di scarto. Oggi sono 9 su 9, non cambia molto. L’esasperazione di casa in alcuni ambienti, alla lunga, finisce per logorare esasperati ed esasperatori. Salerno faccia tesoro degli insegnamenti del passato: uniti e con critiche in buona fede e costruttive si può vincere, viceversa il giocattolo si rompe.

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