Vito Di Bari cerca di “creare connessioni importanti”. Parola dello stesso allenatore in conferenza stampa che lo ha visto subito andare al nocciolo del problema stamattina: praticità e umiltà i due ingredienti che il tecnico ha chiesto alla squadra e anche all’ambiente. E non poteva essere altrimenti. Anche quando ricorda che “siamo tutti più arrabbiati, ma dobbiamo cercare di invertire la rotta e in questo momento di non far polemica, di non voler giudicare una persona dopo due giorni”, rivolgendosi alla stampa, l’ex allenatore del Casarano fa capire di aver compreso benissimo l’umore di una piazza che si avvia verso il minimo stagionale: 2mila biglietti venduti è il dato diffuso dalla società questa sera, e di questi 500 sono ospiti, a cui aggiungere i circa 7mila abbonati. Non si arriva a 10 mila, in attesa dei ritardatari che vorranno comprare il biglietto domani mattina.
Poca gente, tanta voglia per Di Bari di riportarla dalla parte giusta, quella della Salernitana. Un po’ l’allenatore classe 1983 mette le mani avanti, del resto ha allenato la squadra per soli due allenamenti, un po’ dimostra di sapere il fatto suo. In conferenza Di Bari ha fatto capire di avere le idee chiare, elogiando lo spirito messo in evidenza dalla squadra nelle due sedute di allenamento dirette da lui e mostrando consapevolezza che solo fame e motivazioni potranno spingere la Salernitana di nuovo in alto, fuori dalla non consona situazione di classifica che vede i granata attualmente scavalcati anche dal redivivo Altamura dell’ex Giuseppe Raffaele, subentrato col botto in Puglia (vittoria 2-1 a Picerno contro il Sorrento). Il campionato, è lungo, aspetta. Tolto forse il Potenza, che domani ha la possibilità di fare un primo vero allungo, Bari e Catania alternano lampi di forza a momenti di blackout. Cerignola, Sorrento, lo stesso Monopoli e poi le mine vaganti Scafatese e Picerno (che non conosce mezze misure, o perde o vince, ancora nessun pareggio fino a questo momento) danno l’impressione di poter vincere contro chiunque, ma anche di perdere contro chiunque. La Salernitana, con il nuovo corso, deve capire di non essere “chiunque”.
“Siamo la Salernitana, è logico che non possiamo lottare per la salvezza e che questa non è la posizione di classifica che doveva occupare questa squadra, però dobbiamo pensare partita dopo partita”. Sembra una banalità, quella di Di Bari, eppure è tremenda verità, perché anche arrabbiarsi oggi per un 13^ posto significa da un lato avere a cuore le sorti della Salernitana, dall’altro perdere tempo, sprecare risorse nervose tanto dagli spalti, quanto in mezzo al campo. Bisogna trovare soluzioni, piuttosto, e Di Bari lo ha capito. Scalare gradini, piano piano, perché le altre non corrono e non c’è un solco definitivo. Ma piano piano significa almeno riprendere a muoversi, dopo le sabbie mobili di Picerno, quindi battere il Savoia e tornare a sorridere. E il “piano piano” di Di Bari può significare anche un filotto di successi, necessario oggi più che mai per ritrovare ossigeno: l’anno scorso il suo Casarano dei miracoli, compresi i playoff, per tre volte ha collezionato filotti da tre vittorie consecutive.