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Pagni e quell’anno in D a Salerno: “Non fu facile, ma avevamo uno squadrone. Tornare? Mai dire mai”

Danilo Pagni è stato il primo direttore generale dell’era Lotito-Mezzaroma: con il Salerno Calcio, infatti, conquistò la promozione tra i professionisti, primo passo della proprietà romana nella scalata “all’Olimpo del calcio”, come lo stesso Lotito l’aveva chiamata in tempi non sospetti. Ieri sera l’esperto dirigente calabrese, reduce da esperienze con Messina, Ternana e Viterbese tra le altre, ha partecipato a una lunga chiacchierata sul profilo Instagram della nostra redazione.
Il racconto dell’annata 2011/12 di Pagni parte dagli inizi: “Nei primi sette mesi, la mia segreteria era in un angolo dell’hotel con una piccola stampante: presi l’incarico a metà agosto, mi diede una grande mano il giovane Rodolfo De Rose, assieme a Giovanni Russo. Avevamo capito che questa proprietà avrebbe fatto grande la Salernitana. Perché non rimasi? Ero venuto per andare avanti in un progetto importante, a metà luglio, dopo la promozione in C2, incontrai Lotito a villa San Sebastiano e decisi di andare via. A me piace lavorare ed essere giudicato in base ai risultati. A Salerno quello che ho fatto lo sanno tutti. Non è stata facile, quella serie D. Ma era una squadra troppo forte”. Erano tanti gli elementi di categoria superiore. “Quando ho preso Biancolino si è scatenato l’inferno: ma a me questa cosa piaceva perché creava suspence. Lui si infiltrava pur di giocare, è stato un grande professionista e ha fatto i suoi gol. Se dopo ha poi detto delle cose che non sono piaciute, non posso saperlo. Lui vive ad Avellino da tanto tempo, è normale che abbia legami lì. Ma durante la sua permanenza a Salerno è stato straordinario. Certo, nello spogliatoio ci voleva Mussolini o il Che Guevara per gestire quella squadra”, dice Pagni, che a dicembre rinforzò la compagine di Perrone con il Toro di Mariconda. “Come nasce la trattativa con De Cesare? Si fanno male sia Biancolino che Polani: lui stava facendo bene a Battipaglia, amava la sua città e la maglia, allora fu facile convincerlo. – racconta l’ex DG ‘blaugranata’ – E poi avevamo altri giovani interessantissimi come Canotto che oggi gioca in B e Gustavo che è arrivato a giocare in Coppa Uefa contro il Milan. Era uno spogliatoio di bravi ragazzi e tutti ex capitani. Quella maglia non sarà stata granata, però non era bruttissima. Avere San Matteo e non il cavalluccio era una situazione stradifficile anche per noi, però siamo riusciti a raggiungere gli obiettivi prefissati. Il momento più difficile di quella stagione? Quando perdemmo contro il Marino, sul neutro di Sora. Perdemmo meritatamente. Ma ricordo anche altre cose oggi col sorriso: una volta prima di una gara non trovavamo Iannarilli, scoprimmo che era caduto dalle scale e si era infortunato. E poi quella sfida casalinga contro il Sora, quando si infortunò Sestito: in porta andò Caputo e poi fu sostituito da Ianna. Quel caso fece giurisprudenza”.

Da allora, Pagni non ha più avuto contatti quotidiani con la proprietà granata. “Lotito l’ho incrociato solo qualche volta quando avevo i miei ragazzi alla Lazio nel settore giovanile. Mezzaroma non lo sento da tantissimi anni, con Fabiani ho avuto sempre un buon rapporto. Un ritorno? Mai dire mai nella vita. Fabiani è comunque un dirigente esperto, che è diverso rispetto a me. Una cosa grave però che negli anni è stata commessa a Salerno è non essere riusciti a creare un vero e proprio quartier generale”, afferma il dirigente prima di fare un salto all’attualità: “I top e flop di ora? Mi aspettavo qualcosa in più da Giannetti. Mi ha sorpreso Cicerelli. Non mi aspettavo che riuscisse a tenere questa categoria così, non era scontato. Già Grassadonia me ne aveva parlato bene, però Ventura lo ha valorizzato ancora di più. Lombardi e Kiyine? A me Kiyine piace, ha avuto una crescita fisica esponenziale. A Chievo ci ponevamo il problema sulla sua fisicità. Lombardi è un buon profilo, ma Kiyine ha qualcosa in più”.

Dal 18 maggio gli allenamenti potranno riprendere, i campionati verosimilmente torneranno a metà giugno, salvo imprevisti. Con quali prospettive per la Salernitana? “Non dobbiamo avere la memoria corta, Lotito ha preso questa società a metà agosto in serie D che è un campionato impossibile da vincere al primo anno, è riuscito a portare la squadra in pochi anni in serie B ma sono passati negli anni troppi giocatori, si è cambiato troppo. Adesso con Ventura già c’è una continuità diversa, perché si è investito molto su di lui, c’è stima nella figura apicale sul quale si vuole costruire un progetto probabilmente. Penso sia venuto per portare la Salernitana in serie A”, dice Pagni. Del resto, ‘mister Libidine’ è finora l’unico allenatore che non è stato esonerato a metà stagione da Lotito e Mezzaroma, insieme proprio al primo Perrone del Salerno Calcio di Pagni.

Poi ancora sulla ripresa: “Forse è vero che ci sono società che non possono rispettare il protocollo, ma il calcio è un business. In un centro sportivo ci sono centinaia di persone e controllare tutto è oneroso. In situazioni di garanzia assoluta si può tornare a lavorare. – dice Pagni – Giocare in estate non è una pazzia assoluta, quindi dato che siamo in una situazione di grandissima emergenza, la condivido questa cosa. Secondo me si chiuderà la stagione, adesso che il ministro della salute, Malagò e il consiglio federale pare abbiano trovato quadra. Tutto riprenderà a porte chiuse ovviamente. Playoff? Con il recupero degli infortunati la Salernitana può competere. Ha un’identità di gioco, qualora dovessero incastrarsi tutti i fattori ha tutto dalla sua parte.

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