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Pagellone Salernitana-Venezia: difesa bunker, Bohinen svetta sulle mezzali stanche

SEPE 6,5. Subito concentrato in apertura sul tentativo ravvicinato di Ceccaroni, mura in uscita bassa Okereke, ma l’attaccante ospite era in offside. Vola sul nigeriano al 12′ del secondo tempo con un paratone. Trova il miracolo anche su Caldara, ma sulla ribattuta Henry fa 1-1. Nell’occasione s’infortuna all’occhio destro e abbandona la contesa. (dal 18′ st BELEC 6,5. La curva gli dà forza e sicurezza nelle uscite. Aramu lo grazia su punizione).

GYOMBER 7. Solito ed essenziale mastino, è nel mood giusto da un mese e mezzo e la rovesciata offensiva che regala un’importante azione da gol al 36′ ne è la dimostrazione. Gli aggettivi per sottolinearne l’impenetrabilità sono finiti.

RADOVANOVIC 7. Si piazza lì dietro e gestisce le operazioni con la razionalità necessaria in partite del genere. Ci prova su punizione, il rasoterra è infido per il portiere ospite ma centrale. Il resto è tanta, tanta esperienza.

FAZIO 7. Provoca in qualche modo il fallo di mano di Ceccaroni che vale il penalty del vantaggio. Imposta e si butta pure nello spazio in avvio. Sbuccia un pallone vagante in area veneziana dopo la rovesciata di Gyomber, ma è attentissimo in retroguardia.

MAZZOCCHI 7. Sente la partita da ex: nel pre-gara ha salutato e abbracciato vecchi compagni e dirigenti lagunari. Fatica a pungere in proiezione offensiva nel primo tempo, le scorie della cavalcata di Bergamo si fanno sentire. Si gestisce, allora. Lo fa con pulizia e generosità, fino alla fine.

EDERSON 6. Meno appariscente del solito, fa chiaramente il suo ma si specchia un po’ in un paio di occasioni in cui era risparmiabile il tocco di fino. Nel secondo tempo accusa la stanchezza: la sciocca quanto pesante ammonizione (entra in diffida) è l’emblema. Non si risparmia, ma si accende presto la spia della riserva e può farci poco. In ritardo al 37′ al limite dell’area, provoca un calcio di punizione che Aramu manda fuori di pochissimo.

BOHINEN 7. Vede il gioco ancor prima di costruirlo. Filtra che è una bellezza, smista palloni tanto semplici, quanto utili. Si abbassa per prendersi la responsabilità di gestire la sfera e non sbaglia un colpo. Personalità e anche discreta libertà. A inizio ripresa fa ammonire Mateju dopo un controllo elegantissimo e con una calma olimpica nel cuore della propria metà campo. Guadagna il calcio di punizione da cui prende vita il raddoppio. Ammonito, in diffida pure lui.

L. COULIBALY 6. Meno pulito del solito nella gestione di palla nei primi 20′, comunque due polmoni grandi così e tre brutte ciabattate verso la porta di Maenpaa che avrebbe potuto confezionare meglio. Con il passare dei minuti conferma di essere… umano ed esce stremato. (dal 18′ st KASTANOS 6. Entra e va subito a contrasto in modo decisivo per propiziare il gol di Verdi. Poi, però, perde palloni sanguinosi a metà campo).

ZORTEA 6,5. Diligente in copertura su Mateju, non attacca senza costrutto. Anzi, parsimonioso ed oculato nelle folate sulla sua corsia di competenza. Un paio di disimpegni imprecisi in uscita non ne rendono la prestazione insufficiente. (dal 29′ st RUGGERI 6,5. Un quarto d’ora più recupero per dare più ossigeno da quelle parti. Difensore aggiunto, decisivo nel finale quando sbroglia situazioni di tensione).

BONAZZOLI 6,5. Aveva segnato all’andata e si ripete al ritorno, gelido dal dischetto. Poi però s’intestardisce nel cercare a tutti i costi il numero o la giocata di alta scuola e sbaglia più di un pallone. Ma il suo nono centro è prezioso come pochi (dal 18′ st VERDI 7,5. Gli bastano sei minuti per addomesticare palla in area e trafiggere Maenpaa).

DJURIC 7. Il menu dello chef è sempre il solito: sportellate, protezione palla, falli preziosi guadagnati. La zampata sulla sfera vagante in area al 36′ viene salvata da Caldara e avrebbe meritato maggiore fortuna. Le palle alte sono tutte sue, anche e soprattutto nella propria area, dove dà un contributo fondamentale. Tutti in piedi ad applaudirlo in preda ai crampi. (dal 39′ st PEROTTI sv. Agli sgoccioli dà il suo contributo. Guadagna qualche fallo e tiene palla per respirare).

ALL: NICOLA 7. Cambia due uomini rispetto alla gara precedente, non cambia l’ormai collaudato spartito tattico. Partenza a mille, granata subito avanti e partita in discesa. Si arrabbia quando i suoi peccano nell’ultimo passaggio e fa bene, perché con meno frenesia l’ippocampo avrebbe potuto raddoppiare. Il ritmo si abbassa a metà primo tempo, anche la qualità delle giocate: stanchezza post Bergamo, tensione per l’elevata posta in palio o gestione delle energie? Fatto sta che la Salernitana non gioca certo la sua miglior partita e pecca di concentrazione in più di un episodio; la formazione di Soncin non ne approfitta e si va all’intervallo sull’1-0. La ripresa comincia con la sua squadra palesemente sulle gambe, nervosa, poco lucida: inevitabile il pareggio veneto. Cambia dopo l’1-1 – forse con un pizzico di ritardo – e Verdi gli ridà freschezza e vantaggio. La squadra va in riserva e si difende alla disperata. L’infortunio di Sepe gli rompe le uova nel paniere e lo priva di un importante cambio di movimento. I granata sanno soffrire e incarnano lo spirito del tecnico. Vittoria sofferta, più di tutte.

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