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L’episodio del rigore fischiato al 29′ a favore della Salernitana lascia più di una discussione aperta. Chiariamoci: l’intervento di Valentini c’è, la decisione sembra ai punti corretta in seguito ad una scivolata certamente avventato e incauta in area di rigore; ma l’intervento sembra volto a chiudere in tackle la traiettoria di un ipotetico cross, piuttosto che diretto a intervenire su palla (o gambe) dell’attaccante. A norma di regolamento, il contatto c’è e fischiare il penalty non è uno scandalo. Ma, per onestà intellettuale, va anche notato come il tutto sia frutto soprattutto della scaltrezza di Tutino. L’impressione è che il difensore cerchi di ritirare indietro le gambe, con la scivolata che assume un effetto ancor più rapido per via del campo viscido. Cosicché l’anca destra di Valentini finisce sulla caviglia sinistra di un Tutino che pare allargare un po’ l’arto. Il pallone, tuttavia, non era totalmente scomparso dalla disponibilità dell’ex partenopeo, sebbene fosse diretto a fondo campo. Anche lo stesso Camplone ha avuto qualche dubbio sul momento e si è preso un attimo per valutare la situazione, poi dopo uno sguardo all’assistente Scatragli ha optato per la massima punizione. C’è anche da aggiungere che a velocità normale e soprattutto in presa diretta è estremamente difficile notare il movimento della gamba della punta granata, soprattutto dalla prospettiva sia dell’arbitro che del suo collaboratore. Veementi, comunque, le proteste dei veneti.



