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Mendicino sorregge Dziczek: “So cosa provi, torna presto! Di Tacchio e Parigini come De Franco”

L’augurio social di Ettore Mendicino a Patryk Dziczek

“Capisco benissimo cosa si prova. Il mio pensiero verso di lui è venuto spontaneo. Faccio a Dziczek un grandissimo in bocca al lupo”. Non può che aprirsi così il flashback di Ettore Mendicino. Anche l’ex attaccante della Salernitana ha mostrato vicinanza sui social, come tanti, al centrocampista polacco dopo il malore accusato sul terreno di gioco del Del Duca. “Spesso la competizione di uno sport come il calcio fa passare in secondo piano che fuori dal campo di gioco c’è tanto altro. Siamo essere umani. Auguro al ragazzo di riprendersi al meglio, in primis per la sua vita. Spero poi che possa tornare a fare ciò che più gli piace, ovvero giocare a calcio”, ha detto ai nostri microfoni la punta attualmente in forza alla Paganese.

Momenti di panico e apprensione che lo stesso Mendicino, i compagni di squadra di allora (in campo c’era Manolo Pestrin, attualmente collaboratore tecnico granata e quindi presente ieri ad Ascoli) e i tifosi sugli spalti avevano già provato sulla loro pelle, sebbene con una diversa causa scatenante. Il 2 novembre 2014, al 5′ di Matera-Salernitana l’allora 24enne attaccante rimase a terra privo di sensi dopo uno scontro aereo con un difensore avversario (un calcio sotto il mento). In attesa dell’ingresso (non rapidissimo come accaduto invece ad Ascoli) dell’ambulanza sul terreno di gioco dello stadio XXI Settembre-Franco Salerno, fondamentale fu l’intervento del difensore materano Ciro De Franco, che tenne ferma la mandibola dell’avversario e tirò via la lingua che s’era girata all’indietro evitando così il soffocamento. Poi, il trasporto all’ospedale Madonna delle Grazie del capoluogo lucano e poco dopo il tweet della Salernitana a rassicurare tutti sulle condizioni del ragazzo. La partita riprese dopo circa 20′ e arrivò una vittoria per il cavalluccio.

“Ripresi coscienza in ospedale. Appena sveglio trovai i miei genitori. Avranno fatto Roma-Matera in tre ore e mezza che saranno state sicuramente strazianti. Amici, parenti, compagni di squadra sono impotenti in quei momenti e soffrono ancor di più. Non oso immaginare cosa avessero provato, pensai subito a loro appena sveglio – ricorda Mendicino – Arrivò tantissimo affetto e assistenza da tutti: compagni, avversari, tifosi della Salernitana e anche del Matera. Tuia si precipitò subito in ospedale a fine partita. Mi chiamarono anche Lotito e Mezzaroma. È stata una sensazione paradossalmente bellissima, di un episodio brutto, ma che conservo con piacere”. Dopo gli accertamenti di ieri presso l’ospedale Mazzoni di Ascoli, Patryk Dziczek è stato trasferito presso una struttura sanitaria di Roma per ulteriori e più approfonditi accertamenti. Non si hanno certezze ovviamente sul suo ritorno in campo, tenendo conto che si tratta del secondo episodio nel giro di cinque mesi. Mendicino rientrò 41 giorni dopo quell’episodio, in Barletta-Salernitana del 13 dicembre 2014. Il percorso di recupero non fu semplice: “È stato complicato riprendere a colpire di testa, saltare con l’avversario. Nei primi allenamenti sbagliavo cose elementari, avevo problemi di coordinazione. Inizialmente mi rimase la paura, poi col tempo l’ho superata e ad oggi non ho più timore. Certamente un po’ di apprensione rimane per i tuoi cari e per chi ti manda in campo. Non so nello specifico la problematica reale di Dziczek e le possibili soluzioni mediche. Verranno fatti tutti gli appositi controlli. Sono episodi che certamente ti segnano. Un pizzico di paura rimarrà sempre al ragazzo. Ovviamente quando torni in campo hai il dubbio di non riuscire a tornare quello di prima. Sono sensazioni soggettive e dipenderanno molto anche dall’esito dei controlli a cui si sottoporrà il ragazzo. A quel punto sarà lui a fare i conti con se stesso per tornare in campo nel migliore dei modi.

I primi soccorsi forniti ad Ettore Mendicino dopo lo scontro di gioco in Matera-Salernitana

Francesco Di Tacchio e Vittorio Parigini soccorrono Patryk Dziczek

Per Mendicino fu uno scontro aereo che gli provocò un trauma commotivo. Dziczek invece si è accasciato al suolo senza aver subito colpi. In entrambi i casi il primo soccorso è stato fondamentale. A Matera De Franco, ad Ascoli Di Tacchio e l’avversario Parigini. “Non stavo guardando la partita ieri, ma seguivo gli aggiornamenti. Ho capito subito che era successo qualcosa di brutto. Ho visto le scene e mi sono tornati in mente momenti drammatici di cui è meglio non parlare. Ho preferito non riguardare le immagini, come spesso faccio quando capitano infortuni gravi a dei miei colleghi. Quei momenti sono terribili e strazianti, mettendosi nei panni di compagni ed avversari – dice Mendicino – Ho visto le foto, Di Tacchio e Parigini che gridavano. Per me fu fondamentale Ciro De Franco che non smetterò mai di ringraziare. L’intervento di Di Tacchio e Parigini è stato provvidenziale. Gli staff medici di entrambe le squadre furono importantissimi per me e lo sono stati anche ieri. Ci vuole grande freddezza e coraggio in quegli attimi. L’intervento dell’ambulanza è stato tempestivo. In passato purtroppo non è andata sempre così. In campo non si scherza. Anche un semplice contrasto può essere una cosa seria, nelle serie minori ancor di più, dove a volte ci sono anche problemi organizzativi. Rispettare il regolamento dopo un intervento scomposto o un colpo alla testa può far perdere secondi preziosi. Gli arbitri dovrebbero essere un po’ più flessibili e permettere sempre l’intervento rapido degli staff medici. In questo senso il regolamento andrebbe rivisto. La tempestività in queste situazioni può fare la differenza”. Dopo l’incidente a Mendicino, capitato ad inizio match, Matera e Salernitana proseguirono regolarmente a giocare. “Dai racconti non fu facile per i miei compagni continuare a giocare, infatti noi spingevamo per la sospensione. Il Matera voleva giocare. Ironia della sorte sull’angolo successivo allo scontro di gioco in cui fui coinvolto segnò Colombo, poi nella ripresa la vincemmo grazie a Franco (dopo l’1-1 lucano di Madonia, ndr). Probabilmente era destino che la dovessimi vincere noi quella partita. Onestamente in quei momenti è difficile decidere sul da farsi, sul giocare o non giocare. Dipende anche dalle notizie che arrivano”.

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