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Luiss, Radrizzani in cattedra dopo Iervolino: “Trust Salernitana? Sembrava tutto studiato”

“Mi è sembrato tutto studiato”. Andrea Radrizzani torna a parlare a distanza di otto mesi dal suo interessamento alla Salernitana e con la situazione ampiamente risolta in favore del club granata, con l’avvento di Danilo Iervolino. L’imprenditore attualmente presidente del Leeds United ha tenuto una lezione alla Luiss insieme all’ex granata Guglielmo Stendardo, oggi avvocato e docente, esattamente sette giorni dopo l’attuale patron granata (clicca qui per leggere l’articolo). L’argomento è stato il modello anglosassone, ma Radrizzani ha fatto alcune digressioni in chiave Salernitana.

L’offerta dal patron del Leeds

A Salerno è storia (abbastanza) recente. La sofferenza ha fatto da contraltare alla gioia per la terza promozione in A in oltre cento anni di storia. La decisione di Lotito e Mezzaroma di ingabbiare il Cavalluccio in un trust finalizzato alla vendita, nella pratica, risultò un commissariamento con poche prospettive concrete. L’incubo della scomparsa della Salernitana dal calcio professionistico è stata una spada di Damocle su tutta la città. Almeno, fino all’offerta di Danilo Iervolino, che il 31 gennaio ha acquisito le quote sociali della srl, “salvando” la squadra dalla possibile esclusione. Fatti noti. O meglio, non tutti e non proprio. Dal 10 maggio, giorno della ritorno in massima serie del Cavalluccio, fino al primo gennaio si sono susseguite voci e le trattative sono state coperte, come di consueto, da segreto professionale. Tra gli interessati della prima ora c’era proprio Andrea Radrizzani, uscito lui stesso allo scoperto al tempo.

Un self-made man nel mondo dello streaming e dei diritti televisivi e poi, dal 2017, specificatamente nel calcio. Ha rilevato il Leeds dalle mani di Cellino riportandolo nel massimo campionato inglese, ma continua a fare business nel campo delle trasmissioni sportive dopo aver fondato, tra le altre, Live Now per la diffusione dei concerti live (fondamentale in periodo covid) ed Eleven Sports (oggi detentrice in Italia dei diritti della Serie C). Anche a Salerno Radrizzani è stato sulla bocca dei tifosi: prima l’offerta, poi la scadenza del termine per l’accettazione. Ma, alla fine, non se n’è fatto più nulla. Tutto concreto però, come ammette lo stesso imprenditore milanese durante un convegno tenutosi ieri pomeriggio alla Luiss di Roma: Il mio team legale ha fatto anche un’offerta al trust, oltre ad aver parlato, tra gli altri, con Marco Mezzaroma. Abbiamo fatto tutto secondo il processo richiesto. Abbiamo avanzato un’offerta sia prima del trust, sia dopo. Per fare qualcosa c’è bisogno della volontà di vendere, che evidentemente non c’era. Il trust ha ricevuto un’offerta, non abbiamo avuto risposta, poi il termine è scaduto ed è iniziato il campionato. Dopo sei mesi non se n’era fatto nulla. Sembra sia stato tutto studiato“, ha detto ieri sera tra i banchi della Luiss.

L’attrazione per Salerno

“Ad ogni squadra in vendita accostano il mio nome, persino alla Sambenedettese, che non so neanche dove sia (ride). Alla Salernitana abbiamo fatto effettivamente un’offerta a cui mai abbiamo ricevuto risposta, boh…”. Così l’imprenditore nato a Rho spiega i frenetici giorni estivi e l’opportunità di investire a Salerno. Radrizzani aveva dato mandato a Sandro Mencucci, suo uomo di fiducia nonché attuale direttore del Leeds United, ma senza ottenere alcuna risposta né dai due co-patron né dal trust. Penso che sia doveroso, etico e professionale che se una parte ti invia un’offerta, dovresti rispondere, almeno un’e-mail di rifiuto della proposta”. La città aveva fatto gola a Radrizzani, che fiutava ottime possibilità, come lui stesso ammette: Per la Salernitana mi attraeva la difficoltà del progetto ma parimenti la passione della piazza di Salerno. C’era l’opportunità di creare qualcosa con un investimento iniziale abbastanza ragionevole, con un bacino d’utenza e una potenzialità. Rientra nel tipo di investimento che stiamo cercando, forse il destino ha detto bene. Ora abbiamo altre cose da vedere e su cui scommettere. Siamo focalizzati sul Leeds, su cui c’è molta possibilità di crescita”.

“Non ho investito in Italia perché…”

Il modello anglosassone è stato al centro del convegno organizzato dall’ex difensore granata Guglielmo Stendardo, dopo l’incontro della settimana scorsa con Danilo Iervolino. Il campionato italiano ha difficoltà a cedere i diritti all’esterno, a differenza della richiesta del mercato rivolta maggiormente alla Premier. Uno dei motivi, questo, che ha spinto il presidente del Leeds a investire in assets stranieri: Ho scelto l’Inghilterra e non l’Italia per investire perché lo faccio per lavoro, non perché sono tifoso del Leeds o della Salernitana. O meglio, nei novanta minuti solo il primo sostenitore, poi negli altri giorni sono un manager. La cosa più bella della mia vita è stata la promozione del Leeds perché ho visto le altre persone gioire. Però lo faccio, ovviamente, per un progetto. Il ritorni dell’investimento è uno dei criteri valutativi per cui scegliere un paese o un altro. Se investissi in una squadra media in Italia sarebbe molto difficile creare equity value negli anni. Non c’è abbastanza domanda di queste società, mentre in Inghilterra ho acquistato un marchio. Poi, il mercato della Premier League attrae molta più domanda per gli assets sportivi. Ci sono reali possibilità di profitti in una lega che offre il miglior calcio del mondo”.

Il calcio italiano fatica, da molti anni ormai, al cospetto delle altre top leghe europee. Sempre meno investitori del nostro Paese sono attratti da questo mondo “perché oltre il normale rischio imprenditoriale il tutto dipende dai risultati sportivi”, spiega Radrizzani. Una Serie A che vede, ad oggi, poche società in mano ad italiani, tra cui la Salernitana, ma “dipende dalle situazioni dei singoli” secondo l’imprenditore di Rho. “Sicuramente in America c’è una predisposizione agli investimenti nell’asset sportivo e una maggiore cultura rispetto all’Europa. Investono in Italia con l’idea di fare business e per ostentare un asset, al mero fine di creare valore. Poi ognuno è un caso a parte e specifico. Ad esempio, nel caso di Spezia e Pisa c’è stata una reale produzione di valore e un investimento medio-piccolo, mentre nel caso del Milan è stato un investimento speculativo perché lì si è inserito un fondo che ha prestato liquidità al presidente cinese. Il caso della Roma è ancora diverso: i Friedkin sono imprenditori appassionati e innamorati della città”. 

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  1. Pingback: “We made an offer” - Leeds’ Radrizzani admits bidding for another club, ‘did everything according to required process’ - Global Media Belt

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