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L’Arechi è per pochi intimi, la Salernitana fa festa ma “a voce bassa”

La Salernitana torna a far festa, col “volume” basso. Erano 5424 i presenti questa sera all’Arechi, che sfiorano così il minimo stagionale (quello della gara contro il Crotone quando sugli spalti si sono presentati in 5019). Un numero, che litiga – certamente – con quello che è il risultato del rettangolo verde in una fredda serata di marzo. Il turno infrasettimanale (quasi sicuramente) non aiuta. Ma chi per scelta, chi per caso, a mettere presente sul registro, sono rimasti in pochi. “Meglio pochi ma buoni”, potrebbero dire gli affezionati. Però – sensazione di molti – è che in un Arechi che ci ha abituati a ben altre cornici, i decibel non sono saliti alle stelle. Ma il periodo non favorevole, non aiuta, con l’altro lato dello stadio completamente deserto (con il divieto ai tifosi lagunari di trasferta a causa dei contagi) e un po’ di psicosi da Coronavirus e se si tirano le somme, ad uscirne sconfitti questa sera sono proprio i tifosi, che hanno provato – in ogni caso – ad unire per un attimo Nord e Sud, in un momento di crisi che sta vivendo l’Italia. Lodevole iniziativa – dunque – ad inizio match, con uno striscione comparso nella parte superiore della Curva Sud Siberiano: “Ogni dramma fa nascere le grandi riprese. Contro il Covid-19, forza e coraggio in tutto il Paese”. La Salernitana vola, nuovamente, al quinto posto. Ma questa non sulle ali dell’entusiasmo. Certo, che ci sia ancora una sorta di ferita ancora non sanata, è un dato di fatto. Ma i dati su cui cade l’occhio, adesso sono proprio quelli numerici. Uno “spettacolo” a cui nessuno è abituato, che non sa di casa. Una voce, che fatica ad uscire. Eppure questi tifosi, di voce ne hanno sempre avuto da vendere, così come scarpe da consumare e sciarpe al cielo. Gli applausi, rimangono gli unici protagonisti. Paradossalmente (nemmeno poi tanto) in terra “nemica” in questo anno, i supporter dell’ippocampo, sono riusciti ad imporsi e a dare prova di grande attaccamento. Forse, sognare non costa nulla. Ma probabilmente la paura è quella di risvegliarsi. Si spera che la torcida granata però possa ritrovare quel “sacro fuoco della passione”, senza esitare, senza attendere e senza condizioni, con il “volume” alto.

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