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Editoriale

Il Castorismo che piace: via alla volata promozione (e alle scuse al tecnico)

Non è bello ciò che bello, ma è bello ciò che piace. Nel calcio, diventa inevitabilmente “bello” chi ottiene i risultati. Cinquantuno punti alla trentesima giornata, lo stesso bottino totalizzato dal Crotone – poi promosso in Serie A come secondo classificato – allo stesso punto del campionato 2019/20. La Salernitana è lì, fa i debiti scongiuri e vuole giocarsela. Deve farlo. Il percorso non è agevole. “Ma abbiamo lanciato la volata, lo sprint è partito con la partita contro il Brescia. Speriamo di fare come Cipollini, che le volate le vinceva”, ha detto Castori ieri sera.

Il ciclismo come metafora di un campionato logorante. Dal Lecce alla Spal si è staccato un gruppetto di squadre che, tra alti e bassi, in alcuni casi anche cambiando guida tecnica, è riuscito a resistere alle fatiche delle salite. Ora dipende tutto dalla Salernitana, che in otto partite deve affrontare ben quattro scontri diretti, dando l’Empoli già per… andato. Tre di questi sono in casa. Vero è che il fattore campo non incide più di tanto, con le porte chiuse. “Ma almeno stiamo qui ed evitiamo di viaggiare, che è comunque uno stress”, ha sottolineato Castori, senza avere tutti i torti. Lo stesso Lecce ha un calendario insidioso, idem il Venezia: entrambe le squadre, al pari dei granata, hanno quattro scontri diretti su otto. Il Monza ha il calendario più abbordabile, sulla carta, con ben cinque sfide contro squadre della parte destra della classifica. L’ippocampo è virtualmente ai playoff con un vantaggio di 11 punti sul Pisa nono, anche se va ricordato che i nerazzurri devono recuperare la gara col Pordenone e quindi il vantaggio potrebbe ridursi a 8.

Infine, due parole su Castori. Ad agosto si beccava insulti e disgustosi fotomontaggi fuori luogo sui social, con la “colpa” di essere stato richiamato sulla panchina dell’ippocampo. Certo, il suo ritorno da avversario col Trapani qualche mese prima era stato turbolento nel finale di gara, ma ci sta e fa parte del personaggio. Lo stesso che oggi la piazza di Salerno ha imparato (in ritardo) a rispettare un po’ di più. Il potere dei risultati, certo. Ma l’impronta dell’allenatore su questa squadra va ben oltre la media. È quel Castorismo che fa la differenza. “Me ne frego delle mode, io guardo alla mia idea di calcio. Quando un allenatore dà una sua filosofia alla squadra – e io lo faccio, piaccia o no poi dipende dai giudizi – di sicuro riesce a incidere. Sentir parlare di Castorismo per me è un complimento”, ha detto ieri il mister marchigiano dopo la vittoria ai danni del Brescia. Mancano otto turni, lui è il primo a crederci. Ha lavorato due settimane a Sarnano con un gruppo largamente incompleto, si era presentato a Salerno con “l’imperdonabile” laccetto del Trapani attaccato al fischietto. E giù bordate. Sì, andava fatta più attenzione per un club professionistico anche su questo aspetto. Ma l’attenzione che conta è stata fin qui messa nel rettangolo di gioco e durante gli allenamenti da tutti, con la regia dell’uomo di San Severino Marche. Che fin qui ha mostrato professionalità ed attaccamento alla causa più di chiunque altro. A prescindere da quale sarà il finale, meriterebbe almeno qualche scusa dai tanti, troppi dopolavoristi dell’ironia (o presunta tale) su social, sempre pronti a sparare a zero, impuniti e senza umanità, negli sfogatoi Instagram e Facebook.

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