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Iervolino a tutto tondo: “I tifosi devono credere in noi. Rivoluzionerò marketing e comunicazione”

Non ha lasciato nulla al caso Danilo Iervolino. L’imprenditore di Palma Campania, nella sua prima conferenza stampa, ha toccato moltissimi argomenti. Dalla comunicazione e il marketing, fino al rapporto con i tifosi e all’operato della precedente proprietà: “Sicuramente incontrerò il sindaco presto per parlare di tante cose. Nella vita ho fatto un po’ di cosette anche se sono giovane, ma dal 1 gennaio sono state tutte cancellate perché l’attenzione mediatica e il coinvolgimento travolgente che mi ha dato questa squadra non me l’ha dato nulla. Sono grato a questa città per come sono stato accolto e sono felicissimo. Devo dire tanti grazie ai tifosi, al sindaco, alle istituzioni, agli sponsor. Ho un progetto complicato e ambizioso di medio lungo termine, un piano di cambiamento, di statuto comportamentale nel mondo del calcio. Mi piacciono le sfide. In un settore così duro e refrattario all’innovazione come l’università ho dato la mia impronta e spero di darla anche nel calcio, cancellando le opacità e quello che il calcio porta dietro di sé in termini di tifoserie violente. La squadra deve essere un hub di trasferimento dei sani valori dello sport, faremo link con le scuole, vogliamo portare le famiglie in sicurezza allo stadio. Vogliamo creare una squadra di grande professionalità, osmotica con il territorio, legata alle attenzioni del territorio”.

Organizzazione, marketing e comunicazione

Sono un neofita, d’ora in poi la società dovrà essere gestita in modo diverso, una gestione che riguarderà aspetti commerciali, marketing e innovazione. Voglio creare un centro sportivo, un museo, questa è una squadra leggendaria: voglio creare qualcosa che possa rimanere alla città e di cui essere fiero, creando totale discontinuità e non mi riferisco a chicchessia perché i dirigenti hanno fatto uno straordinario lavoro. Una squadra ha una ricaduta valoriale di passione cui tutti i presidenti devono tenere conto, mettendo insieme quanto di buono c’è nella passione con rispetto del fair play finanziario. Penso a una squadra che possa avere grandi professionalità, non singoli autocelebrativi. Bisogna creare trasparenza, ripudiando qualsiasi forma di tifoseria aggressiva e di illegalità con tutte le forze. Dobbiamo avere grandi professionisti nella parte manageriale. Io ci metterò la faccia, limitatamente a impegni già assunti precedentemente nelle tante organizzazioni che presiedo o di cui sono investitore. Ho voluto fortemente il professore Fimmanò, con lui stiamo ammodernando tutta la parte legale di questo settore, il dottor Bifolco che è il mio storico commercialista, a cui ho affidato la parte legata ai miei investimenti e alle questioni fiscali, la dottoressa Mara Andria coordinerà una nuovissima comunicazione che non è solo quella sociale e calda dei proclami. Avremo anche un nuovo statuto comportamentale nei confronti della stampa per dare notizie certe ed equilibrate anche perché in questi giorni sono circolate anche cose che creano corti circuiti”.

Non sono mai assertivo nelle cose, le cose sono mutevoli, dinamiche, hanno sfaccettature, avremo anche sicuramente un cambiamento nella direzione generale e sportiva. Faremo una rivoluzione. Non mi sembra che la Salernitana abbia brillato, marketing vuol dire tante cose. Economicamente è stato un settore poco sfruttato, c’è stato poco anche dal punto di vista iconico del valore del solo brand. Ci stiamo lavorando. Non so cosa vorrei fare in termini di tempo e quanto tempo resterò, però vorrei lasciare il segno e fare qualcosa di unico, vorrei che il 50mo presidente della Salernitana fosse ricordato anche dal 250mo per quello che ha fatto. Si tratta di un fatto di qualità, più che di quantità”.

Il rapporto con i tifosi

“Ringrazio Fabiani, l’ho sentito e mi sono complimentato con lui, ha fatto un grande lavoro calcistico e sportivo ma gli ho anche rimproverato che è stato poco attento a creare un rapporto particolare. La Salernitana era più di una squadra da gestire dietro a una scrivania, non andava fatto così, si è creato scollamento totale tra management e tifoseria: questa tifoseria ha avuto dignità ed orgoglio, nonostante potesse essere esclusa dalla A è stata con la testa alta. Qui mi riscontro totalmente in questo senso valoriale, ripudiando una gestione che non ha mai condiviso. I dirigenti precedenti non hanno creato quel link d’amore, non hanno parlato alle corde dell’animo umano; una squadra di calcio è prospettiva di entusiasmo e valori, non si può avere una squadra ancillare ad un’altra, non si può parlare poco con i giornalisti, poco e male con i tifosi per il solo fatto di essere proprietari. Allenamenti a porte aperte? L’idea mi solletica, d’istinto verrebbe di accettare le istanze per accontentare i tifosi. C’è da capire la curva dei contagi, come ci si deve organizzare, che tipo di contratto c’è col Comune per vedere se è possibile, la qualità della tifoseria che andiamo ad accontentare e perchè. Per assurdo e solo per assurdo, se per accontentare una tifoseria facinorosa dovessimo aprire, allora la risposta sarebbe no. Se ci fossero le famiglie, per riavvicinarle in totale sicurezza ai valori dello sport, allora direi di sì.

Per me è impensabile avere una biglietteria ancora statica, non dinamica e con app con flussi premianti per i fedelissimi, per chi arriva con famiglia e figli. La squadra di calcio è un’industria che deve generare profitto ma ha una ricaduta sociale formidabile, ha una valorizzazione non solo economica ma anche intangibile come audience dei tifosi. Cercherò di abbracciare la rivoluzione digitale. La Salernitana deve essere un modello, un prototipo di cui vedrete ci saranno delle copie. Qualora dovessi fare qualcosa e dovessi sbagliare sono pronto a tornare sui miei passi e a fare meglio. I tifosi hanno bisogno di credere in qualcosa, il calcio è spettacolo ma entra anche nelle famiglie, nelle discussioni, non è un’industria normale. Quando i presidenti dicono “la squadra è mia e chi se ne frega” fanno un male a quella società perché deludono i bambini, creano disaffezione, il pubblico si allontana. Si crea minore potere d’acquisto. Cercherò di non fare questi errori, vorrei fare attaccare i tifosi sempre di più a questa squadra. Il marchio penso sia all’interno dell’acquisto, era stato comprato dalla società ed è rientrato tutto nella vendita. La vicenda biglietti non è stata alla mia attenzione, idem il marchio da destinare al comune. La squadra ha un sinallagma d’amore nei confronti dei tifosi, non c’è stata una mancanza della squadra finora, semmai di ben altro. Vogliamo portare i ragazzi e le famiglie allo stadio in totale sicurezza. Questo messaggio ha all’interno tutte le caratteristiche per suggerire a noi stessi di avere un’attenzione. Ci sarà uno sportello di ascolto per i tifosi. Non siamo maghi, non ho la polverina magica. Dobbiamo fare tutto in funzione dei costi e degli investimenti. Sentiremo il pubblico, la città, ci sarà qualcuno che filtrerà le osservazioni e le porterà alla mia attenzione. Faremo tante cose, magari non tutte. Proprio dalla Salernitana deve nascere un nuovo approccio e uno sforzo devono farlo anche i tifosi con un approccio di vicinanza e colleganza con tutte le squadre. Il mio sogno è vedere Salerno gemellata con tutti, si mangia la pizza con gli altri tifosi, vorrei far venire i tifosi del Verona a fare il bagno con quelli salernitani”. Al termine della conferenza il neo presidente è stato travolto dall’affetto dei tifosi. All’esterno della sede del main sponsor, circa un centinaio di supporter lo hanno ringraziato ed incitato.

L’investimento e la politica

“Oggi sono solo e non ci penso ad avere soci. Se un giorno penserò all’apertura del capitale sarà solo per il bene della società. Avevo promesso a mia moglie di non investire mai nel calcio. Non ero affatto interessato. Fino al 30 dicembre ho chiuso un deal per un gruppo quotato in borsa che si chiama BFC Media. Poi a un certo punto sono stato sensibilizzato. Stava scadendo il tempo, la clessidra si era girata, da questa città avevo avuto tanto in termini di affetto. Ho casa ad Acciaroli, mi piace la città e ci vengo spesso a cena. Ho detto “non può essere”, l’orgoglio della tifoseria, la testa alta mi ha rapito. Ho detto che comunque una proposta l’avrei fatta. Ci siamo lasciati il 30 con i professionisti ai quali avevo detto no, la mattina mi sono svegliato e ho rimesso tutti a lavorare. Salerno ha espresso dei campioni della politica, mi riferisco anche alla famiglia De Luca che ammiro e rispetto. Ma il calcio non è politica, essa non c’entra nulla, qui c’è un fare imprenditoriale che non chiede nulla, non vuole nulla, va avanti con le sue gambe e giammai sfiorerà la politica. Oggi sono solo a fare la conferenza stampa. Il calcio è una roba, la politica un’altra”.

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