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VIDEO. Di Tacchio racconta i soccorsi a Dziczek: “Non sono io l’eroe. Piansi, poi è bastato uno sguardo…”

“Non mi sento un eroe, ho fatto solo un gesto istintivo che chiunque altro fosse stato lì avrebbe dovuto fare. Il vero eroe è stato proprio Patryk, che ha fatto un grande sforzo per riprendersi”. Francesco Di Tacchio ricorda così quei minuti angoscianti al Del Duca di Ascoli: sono trascorse ormai quasi due settimane dal malore in campo del centrocampista Dzcizek, soccorso immediatamente proprio dal capitano granata e dall’attaccante ascolano Parigini, entrambi premiati dal Comune di Salerno questa mattina. Presente fisicamente, ovviamente, solo il giocatore granata.

“Ero lì a 5 metri e mi sono sentito in dovere di aiutare il mio compagno. Prima di ogni partita o quando parliamo tra di noi ci diciamo sempre di rialzarci nei momenti negativi, in quell’istante ho visto un ragazzo che cercava di rialzarsi: resta un esempio che porterò per tutta la vita con me. – ha detto Di Tacchio stamani al Salone dei Marmi del comune di Salerno – Chi è stato lì in quegli attimi ha visto lo sforzo che ha dovuto fare Patryk per rimettersi. Grande merito va ai medici che lo hanno aiutato, al nostro fisioterapista e alla Croce Rossa per essere stata rapidissima a entrare in campo, dopo nemmeno 20 secondi. Anche io ho ricevuto tanti messaggi e sono passato da eroe ma non mi sento tale perchè ho fatto un gesto istintivo. Sono scene che nessuno vuole vedere, anche fuori da un campo da calcio. Certamente è stato un episodio che ha lasciato qualcosa nella mia vita, l’ho fatto anche grazie all’esperienza vissuta a settembre: non sono un dottore e non sapevo neanche dove iniziare, ho fatto quello che avevo visto fare ai medici in occasione del primo malore occorso al ragazzo in allenamento”. Da buon capitano, il centrocampista granata si augura di riavere preso in squadra Dziczek: “In questo momento è sotto controllo medico, sta bene e speriamo tutti che possa tornare a giocare a calcio; ha 23 anni e un grande futuro davanti, ma prima bisogna capire bene cos’ha è già la seconda volta che è successo. Speriamo che si riesca a trovare il problema ed a risolverlo per fargli tornare a fare quello che lui ama”.

La cerimonia si è tenuta in concomitanza con l’anniversario della morte del capitano della Fiorentina, Astori: “Una tragedia, cose che non vorremmo sentire. Ma tengo a sottolineare che noi calciatori siamo sempre super monitorati su tutto”. Poi, la confessione: “Ho pianto perché non è bello vedere queste scene. A volte gioiamo per vittorie e sconfitte, bisognerebbe capire che abbiamo la fortuna di fare quello che amiamo e c’è la salute. Questa deve essere la cosa più importante. Quel momento lì per me è stato esempio di vita. Ci siamo abbracciati io e Patryk quando, dopo qualche giorno, è tornato al campo di allenamento: è bastato uno sguardo per ritrovare felicità. Dopo la partita di Ascoli col resto della squadra abbiamo fatto una videochiamata e lui era molto felice. Essere il capitano della Salernitana è motivo di grande orgoglio, responsabilità, cerco di onorare la fascia in ogni allenamento e ogni partita, cerco di essere esempio per i compagni sia nei momenti belli che brutti”.

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