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Della Rocca futuro allenatore: “Sono ripartito da Bologna, un giorno magari tornerò a Salerno…”

L’ex centrocampista della Salernitana Francesco Della Rocca è stato ospite di SalernitanaNews in diretta su Instagram raccontando le sue impressioni sui due anni passati a Salerno. “A Salerno arrivai all’ultimo giorno di mercato – esordisce l’ex calciatore – La trattativa nacque proprio alla fine del calciomercato, perché comunque dovevo andar via da Perugia, ma non ero soddisfatto dalle offerte ricevute fino a quel momento. Salerno era un’ottima opportunità e avrei anche avuto ottima visibilità perché è una piazza particolare per la Serie B. Il primo anno andò abbastanza bene, giocai con continuità e segnai due gol. Quell’annata poteva andare meglio, se rivedo la nostra squadra c’è rammarico. Cambiammo allenatore dopo un paio di mesi e avemmo qualche problema, non raggiungemmo l’obiettivo dei playoff anche se personalmente mi andò bene. Vedendo la rosa potevamo fare molto di più se si pensa che solo nel reparto d’attacco c’erano giocatori del calibro di Coda, Donnarumma, Rosina e Improta”.

Poi il centrocampista pugliese ripercorre gli allenatori avuti durante il suo periodo a Salerno: “Sannino aveva un carattere un po’ fumantino, poi ebbe problemi con la piazza e con parte della stampa, ma alla fino sono stati i risultati che l’hanno condannato. Non giocavamo malissimo ma abbiamo fatto troppi pareggi in casa e non riuscivamo a vincere, così i problemi escono fuori. Colantuono l’ho avuto poco, ma ho un ricordo di un allenatore preparato e si vedeva avesse alle spalle un’esperienza importante in Serie A. Bollini invece sapeva gestire bene la squadra, a contrario di quanto magari riusciva a fare Sannino. Sannino però era molto preparato tatticamente, comunque nonostante il suo carattere ci sono sempre andato molto d’accordo, è una persona vera con cui mi sento ancora”.

Mentre riguardo al rapporto con la dirigenza spiega: “Con Fabiani non ho mai avuto nessun tipo di problema. Anche lui ha i suoi pregi e i suoi difetti ma sono stato bene. La separazione dalla Salernitana è avvenuta in modo naturale, purtroppo ho avuto un problema fisico e il contratto è andato in scadenza. Il ginocchio mi ha un po’ abbandonato, avevo già avuto interventi quando stavo a Bologna e Palermo. Quando è tornato ho iniziato a allenarmi pochissimo. Ho provato a recuperare a Padova ma non ce l’ho fatta, tutt’oggi non sto bene. Ho smesso giovane e mi dispiace, magari andrà meglio nella carriera da allenatore. Lotito è stato sempre contestato ma è sempre stato presente. Sicuramente questa cosa della doppia società fa pensare a molta gente che la Salernitana non possa ambire a di più, ma una soluzione si troverebbe. Lui investimenti ne ha fatti, ha costruito buone squadre e gli ingaggi ai giocatori sono sempre stati buoni. Non vedo quale sarebbe l’interesse a fare campionati solo per partecipare, quindi penso che lui voglia provarci a farla andare in massima serie, poi è una persona competente. Può piacere o meno, per esempio anche alla Lazio è stato contestato tanto, ma ora va benissimo”.

Sull’esperienza in campo invece chiarisce: “Il primo anno ho giocato più nel mio ruolo che è quello di mezzala sinistra, poi ho fatto qualche partita davanti alla difesa. Nel secondo anno ho giocato poco e quasi sempre davanti alla difesa. Diciamo che in carriera ho sempre fatto questi ruoli qui oppure il mediano in un centrocampo a due, quindi non ho giocato fuori posizione. Se è difficile rendere a Salerno? In Serie B di piazze come Salerno ce ne sono poche, quindi per un giovane può essere stimolante, ma non è detto che poi quel ragazzo sia pronto. Si possono intravedere le loro qualità ma poi a livello mentale non sono pronti. Per me è più bello giocare così, è uno stimolo in più, trovo più difficile giocare in stadi dove non si sente volare una mosca. Mi auguro che quanto prima la Salernitana possa tornare in Serie A perché la gente lo merita, è la piazza che più si avvicina a quelle di Seria A. I compagni con cui ho legato di più? Sento sempre Bernardini, Tuia e Mantovani. Poi negli anni ho sentito un po’ anche Rosina, Perico e Busellato. Eravamo un buon gruppo, stavamo sempre insieme perché avevamo la famiglia lontana e quindi facevamo tutto insieme”.

Della Rocca rivive anche i momenti più particolari delle due stagioni in granata: “Di cose simpatiche ne succedevano tutti i giorni, facendo da spola dal Mary Rosy al Volpe abbiamo vissuto diverse cose particolari. Il Mary Rosy non era come adesso, all’inizio c’era un campetto senza nemmeno le porte e scherzavamo un po’ su queste cose qua. Poi ricordo che una volta Fabiani ci spedì in un ritiro punitivo a Polla, ci sarebbe da piangere, in un albergo dove non c’era riscaldamento. Magari lì per lì ti arrabbi però poi le ricordi con un sorriso. Il derby con l’Avellino era una partita bellissima e molto emozionante. Anche col Benevento era un bel derby, ma con l’Avellino era un’altra cosa. Il coro che mi piaceva di più era quello su Despacito, uno dei più belli che abbia mai sentito”.

Sul momento attuale del club di via Allende commenta: “Sicuramente la Salernitana stava facendo una buona stagione. C’è stato un piccolo calo, ma credo sia stato buono investire su una persona come Ventura, credo che la squadra sia in buone mani. Se riprende il campionato sarà difficile venire a giocare a Salerno. Poi bisognerà vedere come staranno i giocatori alla ripresa, l’unica squadra che può stare tranquilla è il Benevento. Kiyine? Quest’anno onestamente l’ho visto poco, quando l’ho conosciuto era molto giovane ma aveva già qualità fisiche e tecniche. Un giocatore forte che può ambire alla Serie A. Ricordo che aveva un atteggiamento un po’ così e così, io ci andavo d’accordo personalmente, però magari a qualche giocatore e qualche allenatore poteva dare fastidio. Penso sia maturato ora ma se gli dovessi dare un consiglio riguarderebbe questo. Cerci? Ha avuto parecchi problemi fisici, da fuori non puoi sapere bene le cose. Io lo conosco ed è un bravissimo ragazzo che ha sempre lavorato seriamente e che sono sicuro farà di tutto per ritornare a livelli alti. Oggi se non sei al top fisicamente fai fatica in ogni categoria, anzi in B è ancora più difficile che in massima serie perché si corre di più”.

A Salerno però c’è il vizio di essere troppo impazienti: “Bisogna dare il tempo agli allenatori e ai giocatori. A volte si pensa che cambiando si fanno i miracoli, ma la continuità è importantissima perché ci vuole tempo per apprendere. Anche in Serie A è stato dimostrato che avendo pazienza si ottengono risultati, vedi Inzaghi o Gasperini. Certo cambiando puoi dare una spinta e a volte anche gli stessi allenatori sanno che c’è bisogno di farlo. Non saper aspettare è un po’ un problema del calcio italiano però, non solo della Salernitana”.

L’ex giocatore conclude parlando della sua carriera: “Il momento migliore è stato quando ero giovane, fino a 24 anni, poi penso di aver fatto buone stagioni anche in Serie B. Purtroppo sono stato spesso condizionato dagli infortuni, però tutto sommato credo di aver fatto una buona carriera. Non so se tornando indietro avrei fatto scelte diverse, forse mi avrebbe fatto bene rimanere un anno in più a Bologna invece di andare al Palermo. Rimanere in una piazza dove mi conoscevano poteva essere un bene. I più forti con cui ho giocato? Miccoli era un fuoriclasse assoluto, poi c’era Dybala che sono contento stia continuando a dimostrare la sua qualità dopo Palermo. Ho giocato anche con Di Vaio, un altro grande attaccante. Alla Fiorentina ho avuto la fortuna di giocare con centrocampisti come Pizarro, Aquilani e Borja Valero, in quel ruolo anche Mudingayi era molto forte. In porta metterei Viviano. Come difensori direi Portanova, Britos, Silvestre, poi Rispoli era un bel cavallo, mentre come giocatori offensivi ci sono anche Ilicic e Gaston Ramirez”.

L’augurio finale è quello di avere più fortuna nella seconda parte dell’avventura nel mondo del calcio: “Ora alleno l’Under 15 del Bologna, quindi sto seguendo da casa gli allenamenti dei ragazzi cercando di tenerli attivi. Fortunatamente a casa stiamo tutti bene. È un momento nuovo e particolarmente difficile, nessuno di noi aveva mai vissuto una situazione del genere e quindi ci stiamo adattando. Il Bologna è la società dove è partito tutto, ci ho fatto tutto il settore giovanile e ho avuto poi la possibilità di esordire in Serie A, insomma è un po’ casa mia. Finire di giocare e iniziare subito a fare qualcosa rimanendo nel mondo del calcio è stata la cosa migliore. Allenare a Salerno? Mai dire mai, magari. L’ambizione è quella di fare l’allenatore, il tempo è dalla mia parte avendo smesso presto”.

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