Conclusa la stagione, il centrocampista della Salernitana Kees De Boer si è raccontato in una lunga intervista rilasciata al portale olandese VoetbalPrimeur. Tra i tanti argomenti toccati, il calciatore classe 2000 ha parlato dell’annata in maglia granata e dei motivi che lo hanno portato a scegliere Salerno come tappa della sua carriera.
“Avevo un problema di lusso: molte squadre mi cercavano. Soltanto in Italia erano circa dieci. Salerno è considerata da tutti una grande piazza. Nelle primi quindici giornate eravamo primi in classifica. Ho un ottimo contratto, vivo in una città bellissima e per la mia fidanzata è comodo avere un aeroporto vicino. Nonostante la promozione non sia arrivata, abbiamo comunque riacceso l’entusiasmo della città. Lo stadio Arechi non era così pieno dai tempi della sfida contro il Milan in Serie A – ha detto l’originario di Volendam -. La Serie C non è per dilettanti. Qui sono diventato più maturo dentro e fuori dal campo. Il calcio è più tattico, trovi giocatori che hanno disputato diversi anni di Serie A. Credo che le migliori squadre di terza serie possano competere con le formazioni della parte bassa della Eredivise. Anche io da piccolo credevo che il livello della Lega Pro fosse basso, ma è un errore. Non è un campionato per improvvisati“.
Continuando, De Boer ha confermato la sua volontà di proseguire all’ombra dell’Arechi, con l’obiettivo di riportare la Salernitana in cadetteria: “Mi sento completamente a casa in Italia. La qualità della vita è straordinaria. Dopo l’allenamento puoi andare in spiaggia, il clima è fantastico e il calcio è vissuto con enorme passione. Mi vedo qui ancora per diversi anni. Voglio riportare la Salernitana in Serie B, perché questa società è troppo grande per questa categoria. Lo stadio, la città, i tifosi e la loro tradizione meritano palcoscenici più importanti“.
L’olandese ha fatto anche un passo indietro, parlando degli inizi della sua carriera: “Da piccolo potevo andare sia all’Ajax che all’Az. Per me non ci sono mai stati dubbi e ho scelto i lancieri. Credo di essere stato capitano delle squadre giovanili per quattro o cinque anni, giocando praticamente sempre. Poi, nell’ultimo anno, sono finito nelle retrovie. Fa male, perché da bambino speri di arrivare fino alla prima squadra. Per nove o dieci mesi ho convissuto con il morbo di Osgood-Schlatter. Stavo fermo per un mese, provavo a rientrare e dopo una settimana il dolore tornava. In quel periodo sono cresciuto di quasi venti centimetri. Oggi sono alto 1,86 m, ma fino all’Under 16 ero sempre il più piccolo della squadra“.
Il centrocampista ha successivamente raccontato del suo arrivo nel Bel Paese, precisamente alla Ternana: “Mi sembrava un passo in avanti rispetto alla Eerste Divisie (secondo livello del campionato olandese). E’ accaduto tutto in fretta: la mattina presi l’aereo per Roma e la sera firmai dopo le visite mediche. A Terni ho scoperto la passione del tifo italiano. Più vai a sud e più il calcio viene vissuto con intensità. Se perdi una partita e vai a cena fuori, può capitare che un tifoso venga a dirti che devi fare di più”.
De Boer ha poi ricordato il motivo della sua esclusione dal club umbro, che lo ha portato a vestire i colori dell’Ippocampo: “Mi dissero che se non fossi andato via sarei finito fuori rosa. L’allenatore voleva tenermi e io sarei rimasto. Poi Ignazio Abate, forse il miglior tecnico che abbia mai avuto, fu esonerato per delle divergenze con il presidente, nonostante fossimo secondi a tre punti dalla vetta“.