Un solo gol in 180 minuti. Le conclusioni verso la porta sono state rare e poco incisive, cinque con la Cavese e tre contro il Monopoli. Numeri freddi, inequivocabili, che raccontano meglio di qualsiasi analisi il momento offensivo della Salernitana. Il terzo posto a quota 50 punti tiene ancora in equilibrio la classifica, ma davanti la squadra ha smesso di pungere. Servirà sbloccarsi domenica, ma non sarà facile contro la miglior difesa del girone (appena 15 i gol subìti dal Catania).
Il problema parte dai riferimenti offensivi. Facundo Lescano e Juan Ignacio Molina stanno attraversando una fase difficile. Il centravanti ex Pescara appare spesso isolato, poco supportato e meno lucido sotto porta rispetto ai momenti migliori della stagione, come dimostra il gol mangiato contro il Monopoli. Molina si muove, dialoga, prova ad allungare la squadra, ma negli ultimi sedici metri incide poco. Il risultato è un attacco che fatica a trasformare il possesso in occasioni concrete. In questo contesto Franco Ferrari è finito indietro nelle gerarchie: non gioca titolare da Atalanta-Salernitana del 18 gennaio. Il suo ingresso a gara in corso soprattutto con Casarano, Cavese e Monopoli non riesce più a cambiare ritmo e peso specifico all’attacco.
Il dato diventa ancora più significativo se si considera che nelle fasi migliori della stagione la Salernitana costruiva molte delle sue vittorie sulla continuità offensiva e sulla capacità di portare più uomini dentro l’area. Oggi, invece, le conclusioni pulite si sono ridotte e l’attacco appare meno supportato negli ultimi venti metri. Non è solo una questione di errori individuali, ma di fluidità collettiva: la squadra arriva meno volte con tempi e spazi giusti negli ultimi sedici metri.
Anche sulle corsie esterne il rendimento è calato. Dalla gara di Siracusa Gianluca Longobardi è apparso meno preciso e meno incisivo rispetto alle fasi migliori della stagione, con poche accelerazioni realmente pericolose e cross che raramente hanno trovato i compagni in area. Dall’altra parte Luca Villa, pur generoso nell’atteggiamento, alterna buone iniziative a momenti in cui la spinta si affievolisce con il passare dei minuti. L’ex Padova sta certamente accusando la stanchezza: gioca titolare da quattordici gare consecutive (terzo calciatore più impiegato in rosa con 2284′). Il risultato è evidente: gli inserimenti sugli esterni e i rifornimenti dalle fasce fondamentali per alimentare il gioco offensivo si sono ridotti sensibilmente. I cross vengono spesso respinti o neutralizzati e la percentuale di azioni realmente pericolose nate dalle corsie si è abbassata, rendendo l’attacco più prevedibile e facilmente leggibile dalle difese avversarie.
Tornando al reparto offensivo, tra gli uomini di maggior talento, Ismail Achik resta l’unico capace di accendere la luce – 8 assist – e rompere gli equilibri, ma da quando è diventato titolare fisso ha perso quell’effetto devastante che aveva entrando a partita in corso. Andrea Ferraris, invece, continua a faticare tra le linee, senza riuscire a incidere nella rifinitura: l’ex Monza è finito in panchina con Casarano e Cavese, subentrando col Monopoli. C’è poi Mirko Antonucci che presto Cosmi potrebbe prendere in considerazione: lex Bari però non gioca dal 17 gennaio scorso e ha quindi bisogno di ritrovare condizione.