Terminata l’avventura dei granata ai playoff di Serie C è tempo di tirare le somme sul rendimento arbitrale di questa stagione. Tra tante polemiche, è giunto alla conclusione il primo anno del Football Video Support, tecnologia simile al più conosciuto Var, che ha permesso agli allenatori di richiedere revisioni al monitor tramite chiamata. Due “jolly” a squadra per ogni partita, non sottratti in caso di chiamata corretta. Un’innovazione storica per il campionato di terza serie italiano, che è diventato il primo ad utilizzare la nuova tecnologia. Nel post season, però, la Lega ha deciso di mettere in panchina lo strumento per far spazio a quello utilizzato nelle categorie superiori. Sotto gli occhi vigili del Responsabile della Commissione Arbitri Nazionale di Serie C Daniele Orsato, l’utilizzo del Var ha emesso lo stesso verdetto già visto durante la stagione regolare, ossia che gli arbitri di terza serie sono propensi a confermare le decisioni prese sul terreno di gioco. Nelle sei gare disputate ai playoff, la formazione di Serse Cosmi non può recriminare nette sviste che abbiano cambiato l’inerzia e i risultati, ma traendo un bilancio conclusivo le direzioni arbitrali sono state molto lontane dalla perfezione, soprattutto dal punto di vista della personalità.
L’arbitraggio ai playoff
Sin dalla prima sfida giocata allo stadio Pinto di Caserta, è stato chiaro come i direttori di gara, cresciuta l’importanza dei match, abbiano avuto tanti problemi a gestire i ventidue calciatori sul terreno di gioco, visibilmente innervositi dalla natura ad eliminazione delle gare. Nel primo atto della sfida contro i falchetti, con Di Loreto della sezione di Terni a dirigere, il Var è stato consultato soltanto in occasione del tafferuglio avvenuto durante i primi minuti di gioco, quando Matino ha rischiato di finire sotto la doccia a seguito di una manata a Toscano. Situazione evitabile con un intervento tempestivo nei confronti dell’ex granata Girelli, autore del brutto intervento su Tascone che ha dato il via alle scintille. Stesso approccio e qualche errore tecnico per Drigo durante il ritorno. Le scintille, in quel caso, sono scattate dopo pochi secondi dal fischio d’inizio e da quel momento in poi il direttore di gara ha perso completamente il controllo della partita.
Per muovere una prima critica al Var bisogna tornare alla gara d’andata del primo turno nazionale tra Salernitana e Ravenna. In quel caso Lovison, protagonista di un primo tempo da incubo, ha negato un netto calcio di rigore all’Ippocampo dopo un evidente intervento in ritardo dell’estremo difensore Poluzzi su Cabianca. Da condannare anche l’addetto alla tecnologia Gualtieri, che ha deciso, dopo svariati minuti di silent check, di non richiamare il direttore di gara a bordo campo. La migliore prestazione arbitrale, invece, è stata senza alcun dubbio quella di Mastrodomenico, direttore della sfida di ritorno, che è riuscito a mantenere il controllo su entrambe le squadre ed ha annullato prontamente le due reti, nettamente irregolari, della Bersagliera.
L’episodio che ha suscitato più polemiche durante questi playoff è quello della sfida d’andata tra Salernitana e Union Brescia. Madonia, arbitro designato per la sfida, ha giudicato come regolare la scivolata di Silvestri su Longobardi, involato in solitaria verso la porta lombarda. Il difensore ha cercato e toccato la sfera, ma ha anche travolto in maniera imprudente il numero 28 dell’Ippocampo. Durante la sfida di ritorno di ieri, invece, Poli, proprio come la maggior parte dei precedenti colleghi citati, ha peccato dal punto di vista caratteriale. Il direttore ha concesso ampie libertà ai giocatori sul rettangolo verde e ha contribuito ad aumentare il già elevatissimo nervosismo durante il match. Dal punto di vista tecnico è condivisibile la scelta di non fermare il gioco per la leggera trattenuta di Lamesta su Matino in occasione della prima rete dei padroni di casa.