“Un antesignano del ruolo di direttore sportivo, Bruno Somma pensava… avanti, rispetto ai suoi tempi”. Così Enzo Casciello, giornalista ed ex dirigente, ha contribuito a ricordare stamani l’ex dirigente granata dal 1946 al 1967 presso Casa Olympic, nel corso di un focus sulla figura del direttore sportivo organizzato dai familiari di Somma nell’ambito delle iniziative di “Una vita granata”, kermesse dedicata alla memoria del più longevo dirigente della Salernitana. A fine mese una manifestazione con i bimbi delle scuole calcio colorerà il centro storico, mentre il 30 aprile al Teatro delle Arti sarà proiettato un docufilm sulla vita di Bruno Somma.
Quest’oggi, nella sede dell’Olympic Salerno, club dilettantistico nostrano che ha da poco costruito la sua casa nei pressi del centro commerciale La Fabbrica, erano presenti anche Danilo Pagni – attuale ds della Viterbese con un passato al Salerno Calcio (clicca qui per leggere le sue parole) – Guglielmo Accardi (ds Paganese), Bruno Iovino, Gigi Pavarese (ex ds di Napoli, Torino e Nocerina, clicca qui per leggere le sue dichiarazioni) e Vito Giordano per disquisire su come è cambiato il modo di interpretare la figura del direttore sportivo, tra ingerenze sempre più preponderanti di procuratori e intermediari, nonché di presidenti-manager che spesso sopravvalutano o demansionano il ruolo, pur delicato, dei “diesse”. Assente “per impegni già precedentemente calendarizzati” Mariano Fabiani, che ha fatto pervenire via mail un saluto della società del cavalluccio. Stesso dicasi per Massimo Taibi, ds della Reggina, che era stato invitato a partecipare alla tavola rotonda al pari del collega granata.
Bruno Somma iniziò come vice-segretario nel 1946, per poi diventare segretario generale della Bersagliera qualche anno dopo. All’epoca non esisteva ancora la qualifica di direttore sportivo: fece tutto, dalle faccende amministrative alla costruzione della squadra, dedicando la sua vita (morì a soli 48 anni nel gennaio del 1971) alla Salernitana. Con Alberto Pacifico, cognato, e i nipoti Mario e Bruno, c’era anche il figlio Adolfo. E poi, Enzo Faccenda, delegato provinciale della Figc di Salerno. “Per raccontare del ragioniere Somma, che è stato la storia della Salernitana per un trentennio, ci vorrebbero giorni e giorni. Portò avanti la società in un momento difficilissimo, perché nel dopo-guerra non si viveva nell’oro e il calcio aveva le sue difficoltà – le parole di Faccenda – Organizzava tutto, nell’anno dell’alluvione ad esempio ci trovammo in grande difficoltà e lui riuscì con il gruppo a coinvolgere Achille Lauro che dal Napoli girò immediatamente alla Salernitana 4 giocatori che riuscirono a farci salvare da una situazione delicata in quell’anno. Somma ha fatto tanti sacrifici, si è trovato davanti a dei presidenti che non hanno offerto granché. Lo ritengo l’antesignano del calcio moderno, riuscì a coinvolgere un gruppo di amici a Milano nelle prime riunioni di calciomercato, cosa da cui si è sviluppato ciò che attualmente c’è sia in estate che in inverno. È stato il papà di un altro calcio, una figura storica che merita grande rispetto”.
Per Enzo Casciello, storico della Salernitana, per cui ha anche lavorato in diverse epoche, “Bruno Somma aveva un intuito eccezionale e una scaltrezza nelle sue mosse fuori dal comune. Queste sue qualità hanno consentito alla Salernitana in quei tempi anche di sopravvivere dignitosamente, al di là delle leggende. Si è ritagliato un ruolo importante perché ha sempre tolto le castagne dal fuoco, nella sua lunga permanenza alla Salernitana. Spesso ha dovuto fare di necessità virtù. A quei tempi non c’era una vero e proprio mercato e nemmeno un movimento di dirigenti ma solo di calciatori che per giunta non era come oggi. Ha caratterizzato il suo tempo in modo incisivo distinguendosi per aver anticipato i tempi. Erano i dirigenti che facevano il mercato, ma la Salernitana ha avuto il primo vero direttore sportivo solo nel 1975. Per noi che abbiamo vissuto nel periodo è uno dei monumenti, per scrivere la storia più di un capitolo va dedicato a Bruno Somma”.
Infine, Bruno Iovino, ex dirigente di Nocerina, Avellino, Campobasso, Grosseto, Potenza e già segretario dell’ADiSe, associazione dei direttori sportivi: “È una storia indelebile, è la storia della Salernitana. Bruno Somma giustamente va ricordato per quello che ha fatto anche se dobbiamo dire con enorme dispiacere che è morto a soli 48 anni quindi ha vissuto la sua professionalità per circa 20 anni con la Salernitana facendo il vice segretario, il segretario, il direttore sportivo, l’uomo di fiducia della proprietà.. L’uomo amante dei propri colori sociali, il factotum che rimane nella storia. L’attualità? Mi auguro che la Salernitana possa inserirsi nei playoff. Io penso che sia il minimo obiettivo prefissato sia per la città di Salerno che per la proprietà. Ma per fare questo bisogna fare risultati concreti, perché i numeri sono quelli che contano”.
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