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Ventura si racconta a Dazn: “Lotito mi chiamò mentre ero in spiaggia, ho accettato anche per rabbia”

Gian Piero Ventura tra rabbia e libidine. Così il tecnico ligure si è raccontato ai microfoni di Dazn che ha dato ampio spazio al tecnico della Salernitana in una intervista in cui “Mister Libidine” ha spiegato i motivi che lo hanno spinto ad accettare la destinazione Salerno: “Sono qui anche per rabbia, perché ho trovato scorrette alcune cose, alcune falsità. Sono cose del passato che ho messo alle spalle, lo conferma il fatto che sono qui con entusiasmo perché voglio riprendermi quello che volevano togliermi”.

Un’avventura iniziata con la voglia di sempre: “Vivo quest’avventura con l’entusiasmo di un bambino, di chi va in campo tutti i giorni con dei ragazzi che hanno voglia di imparare tutti i giorni. L’adrenalina mi ha accompagnato in tutto quello che ho fatto nella vita”.

Ventura ha poi raccontato le tappe della sua carriera guardando delle foto: “Di Cagliari ho ricordo straordinari, con Cellino ho avuto un grande rapporto. Lì ho vissuto quattro anni fantastici, promozione in Serie A, Europa sfiorata e tanti calciatori scoperti. Col Bari dominammo sul Milan a San Siro, pareggiammo con l’Inter del Triplete. Lì facevamo davvero un 4-2-4 perché avevamo due esterni offensivi. Ora anche se giocassi con due terzini si direbbe che gioco col 4-2-4. Il fatto che vivo a Bari dimostra il legame con la città.

A Torino ho avuto l’onore di allenare una società storica diventando l’allenatore più longevo della storia granata. Abbiamo fatto esplodere tanti calciatori, oggi so cosa significa allenare il Torino ed essere granata. La Nazionale è stato il mio secondo grande errore. Non c’erano i presupposti, avevo la possibilità di allenare grandi squadre ma mi fu proposto di allenare la Nazionale e avrei fatto qualsiasi cosa per gli azzurri. Dopo poco tempo però capii che non c’erano i presupposti affinché io allenassi la Nazionale, basta vedere e sentire cosa si diceva prima e cosa si dice ora. Andammo a giocare con la Spagna venendo da un filotto incredibile, lanciammo tantissimi giocatori e poi tutto è diventato negativo. Nel momento in cui sei delegittimato all’interno e all’esterno puoi fare poco, del resto decisi di non andare ai Mondiali a prescindere dall’eventuale qualificazione. Dispiace per quello che è successo alle persone a me vicine, conosco le regole del gioco ma trovai molte falsità. Quando perdi si accettano le critiche, non le cose inventate. Sono convinto di aver pagato colpe non mie anche se questo non deve rappresentare una giustificazione. Il tempo ha spiegato tante cose, basti pensare a chi c’è in Federazione e a chi non c’è più.  Sono stato vicino ai ragazzi, a Buffon, a De Rossi. I rapporti personali restano, i calciatori avevano responsabilità minime, i problemi erano altri”.

Si arriva poi alla foto di Ventura con la Curva Sud Siberiano sullo sfondo: “Il principale obiettivo era quello di ricostruire una società che già è importante per quello che rappresenta il calcio in questa città. Lotito mi chiamò mentre ero in spiaggia e mi disse ‘Vieni qui che parliamo un attimo, mi serve una mano a ricostruire’. Ho accettato con piacere pretendendo una squadra costruita con un senso. Sogno tantissimo, ho un’infinità di cose ancora da fare. Le emozioni non possono essere comprate, te le crei da solo e restano tue, nessuno può portartele via. Ho ancora voglia di costruirmi  delle emozioni”.

Un passaggio anche sulla vita privata e sul matrimonio a 68 anni“Non avevo messo in preventivo una cosa del genere, ho avuto la fortuna di incontrare una ragazza che mi ha cambiato l’esistenza e ho fatto una delle scelte più belle della mia vita. I testimoni furono Jimmy Ghione e Urbano Cairo, fu una giornata impregnata di tante cose difficili da mettere insieme”.

Infine un pensiero sul soprannome di Mister Libidine: Mi è stato detto che alla mia età non è corretto parlare di libidine, ho risposto che la libidine mi accompagnerà fino all’ultimo giorno della mia vita. Se i giocatori scendono in campo con la ‘libidine’ di giocare a calcio vuol dire che avranno preso la strada giusta per diventare protagonisti”.

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