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Ventura a Radio1: “Vogliamo riportare Salernitana dov’è già stata… ma per step. Rinforzi? Prematuro parlarne”

“Stiamo seminando per il futuro”. Sempre lo stesso, il monito di Gian Piero Ventura, intervenuto stamani ai microfoni di RadioUno Rai nella trasmissione Radio Anch’io Sport.

“L’obiettivo non era tanto quello di partire col piede giusto, ma di costruire qualcosa dopo un periodo difficile, dopo tre annate e una salvezza playout all’ultimo secondo. – le parole del trainer granata – Dovevamo avere il pubblico vicino. Sono venuto con grande entusiasmo, sono tornato su un campo di calcio che mi ha accompagnato per tutta la vita, sono venuto per dare una mano a Lotito e Mezzaroma, senza avere grosse ambizioni di classifica, ma con la volontà di fare qualcosa di duraturo per Salerno. Il clima è cambiato, siamo passati dai tremila tifosi delle ultime dello scorso anno agli oltre diecimila di quest’anno. Abbiamo la squadra più giovane dal campionato, con molti che si affacciano per la prima volta”. Poi, interviene un ascoltatore, ovviamente da Salerno: Quando si riparte da zero, col 90% di giocatori nuovi, bisogna avere pazienza. Come diceva mio padre, non nasce immediatamente un platano se si innaffia un seme, ma prima una fogliolina. Stiamo cercando di fare questo, per riportare pian piano la Salernitana dove è già stata e dove merita. Ciò non avviene attraverso i proclami, ma lavorando per creare le fondamenta. Ho la fortuna di lavorare con gruppo che ha un entusiasmo, è un piacere andare al campo. Sono arrivato a Salerno già con entusiasmo che si è poi decuplicato avendo a che fare con questa squadra”, la risposta del trainer che poi continua, facendo paragoni con il suo passato. “Più che l’esempio Bari, seguiamo un percorso come quello del Torino. – ricorda Ventura – In tre anni siamo riusciti a portare i granata dalla B e dalla contestazione fino all’Europa. Ora non dico che sia fattibile lo stesso, ma penso che come percorso somigli di più. Il tempo dirà, il rapporto con la tifoseria era depauperato e ora siamo sulla buona strada ma c’è ancora molto da fare. Con Lotito? C’è stima, credo reciproca. Lui è estremamente intelligente, sa cosa c’è da fare”. E ancora, sui possibili innesti a gennaio: “In questo momento non ha senso parlare di mercato: se le fondamenta sono solide e a gennaio attraverso qualche intervento piccolo potremmo diventare più competitivi, non ci sarà da chiederlo, sarà il presidente stesso a dirlo. Ora è prematuro”.

Filippo Corsini, conduttore del programma, e i suoi ospiti hanno stuzzicato Ventura sull’argomento Nazionale. “Sta facendo un percorso straordinariamente positivo, basti pensare alla qualificazione con tre partite di anticipo. La cosa migliore è quest’infornata di giovani, questa crescita esponenziale. Mancini ha seminato per creare lo zoccolo duro per l’Italia del futuro, gli faccio i complimenti. Io in Nazionale nel momento sbagliato? Ma no, forse avrei dovuto pensarci quando ho accettato che forse non era la cosa più giusta da fare, però lo feci con il cuore, nel calcio si fa spesso così e spesso si sbaglia, mentre bisognerebbe avere più raziocinio. Se non ci fosse stata la Spagna ci saremmo qualificati con due mesi d’anticipo. Me ne dispiaccio ancora adesso, non tanto come CT, bensì come tifoso. Non sono invidioso del percorso attuale, in realtà mi sono un poco allontanato dall’esperienza azzurra che è stata obiettivamente dura: in molti hanno visto solo il risultato sportivo, invece c’è stato qualcosa di più, di epocale. La rabbia era dovuta non tanto al risultato finale, quanto ai presupposti. Ho dovuto prenderne le distanze, sennò avrei pagato molto di più sotto l’aspetto psicologico. Dovevo tornare a riprendere la mia vita. Quella sconfitta ha tentato di cancellare i 34 anni di vita calcistica che ho fatto, in alcuni momenti anche bene. L’obiettivo era tornare sul campo di calcio, il filo conduttore della mia vita”.

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