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“Sempre nel cuore”: 25 anni fa ci lasciava Andrea Fortunato, il ricordo di compagni e avversari

Venticinque anni fa se ne andava Andrea Fortunato. Il calciatore salernitano fu stroncato dalla leucemia il 25 aprile del 1995, un anno dopo la sua ultima partita con la maglia della Juventus. In questo weekend il calcio gli avrebbe reso onore, ricordando il terzino che se ne è andato troppo presto. Ma che comunque ha lasciato un ricordo, un messaggio, un’impronta.

Domani si sarebbe giocata Crotone-Salernitana e Francesco Di Tacchio avrebbe indossato la fascia di capitano, quella speciale celebrativa della giornata mondiale della tutela della salute nello sport. Anche Di Tacchio si schiera a favore del passaporto ematico, così come tanti suoi colleghi. Ma anche amici di Andrea, a cominciare da Davide Polito: “Il passaporto ematico nasce In ricordo di Andrea, perché i controlli a tappeto e preventivi possono salvare la vita – ha detto il fondatore dell’associazione Fioravante Polito al Mattino – Il percorso è stato avviato insieme agli amici Mimmo Pellegrino e Sasà Sullo. Il nome passaporto ematico, che racchiude tutto, fu una sintesi felice di Claudio Ranieri che ritirò il premio Andrea Fortunato, da allenatore della Roma”.

Andrea Fortunato continua a vivere anche nelle parole di chi lo ha conosciuto in campo, nello spogliatoio, nel privato. Proprio come il suo vecchio compagno di squadra Fabrizio Ravanelli: “Andrea era un ragazzo straordinario, veniva da una famiglia da prendere come esempio – ha detto Penna Bianca al quotidiano Il Mattino – Lui era l’amico di tutti. L’avevo conosciuto a Napoli quando facevamo il servizio militare. Il suo arrivo alla Juventus è stato un bene per la squadra e fonte di arricchimento personale. Nella sfida di Coppa Uefa al Groningen, lui crossò ed io feci gol di testa. Era un ragazzo sempre disponibile, con un carattere forte, avevamo un legame stretto. Lo porterò sempre nel mio cuore”.

Gli fa eco Checco Moriero, rivale di tante battaglie in campo: “Duelli epici, fatti di corsa e fisico ma soprattutto leali. Il mio ricordo: erano le notti europee, semifinali di andata e ritorno in Coppa Uefa. Marzo ’94, 1-0 sull’isola e 1-2 al Delle Alpi: il mio Cagliari contro la sua Juventus. Passammo noi. Andrea era forte, molto forte. Era il calciatore predestinato, strappato troppo presto alla carriera luminosa, all’affetto dei familiari, degli avversari che lo rispettavano. Ci siamo affrontati più volte, pure quando giocava col Genoa. Ce le siamo date: finiva un’azione, io attaccavo e subito dopo lui ripativa. Ce l’ho sempre nel cuore, lo ammiravo e lo ricorderò per tutta la vita”.

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