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Salernitana sempre più sola: pochi e silenziosi gli ultras allo Zaccheria

Inermi, spettatori della festa (come al solito) degli avversari. In questo caso, dei veri “rivali”. Rivalità ancora una volta evidenziata – quella tra gli ultras granata e gli ultras rossoneri – durante il match tra Foggia e Salernitana al Pino Zaccheria. Dovevano essere più di 100, ma nel settore ospiti i posti vuoti sono tantissimi. Qualche timido incitamento da parte di chi ha voluto, ancora una volta, seguire Gregucci e i suoi fuori dalle mura dello stadio Arechi, nonostante anche l’impianto di via Allende dal 30 marzo in poi si sia trasformato nella casa (fantasma) di chi ha mollato. Più “botta” e meno “risposta” sugli spalti con i tifosi rossoneri che chiamano in causa i salernitani, tra i cori e gli sfottò. Atmosfera calda già da prima dell’inizio della partita, quando lo stesso tecnico rossonero Grassadonia, ha ricevuto i fischi dei “suoi” tifosi al solo pronunciare il suo nome da parte dello speaker di casa, probabilmente reo di essere salernitano e non solo. Gli ultras foggiani che, dopo aver fischiato il mister, hanno chiesto ai giocatori scesi in campo di “onorare la maglia”. E nonostante le due curve – l’una opposta all’altra – che si guardano e tifano in contemporanea, l’unità di intenti è la stessa, così come la richiesta agli 11 in campo. Lottare per salvarsi, spingendo questa squadra verso il risultato per tutti i 90 minuti, tra mani al cielo, il rullo dei tamburi e i cori. Tutto ciò di cui erano da sempre stati capaci gli “irriducibili” della torcida granata e probabilmente – forse è il caso di sottolinearlo – di cui erano anche egregi maestri. Da maestri di tifo – a quanto pare – ad alunni che assistono alle lezioni e che spesso arrivano impreparati alle interrogazioni. Ma per scelta. A poche settimane dal fatidico compleanno, le 100 candeline verranno spente sottotono, portando nel pacco regalo soltanto il ricordo della classica stagione del galleggiamento, a cui gli ultras della Curva Sud Siberiano si sono abituati, ma nemmeno tanto, date le ultime vicissitudini che hanno portato ad una effettiva “scissione” tra i gruppi dentro e i gruppi fuori, tra il “seguirla” incondizionatamente e il “protestare e disertare” per chiedere rispetto, tra i comunicati e le dichiarazioni, in un unico punto di rottura rappresentato probabilmente da quella “trasferta” romana in casa Lotito-Mezzaroma. Patron ancora sotto accusa però, insieme alla dirigenza, durante l’ultima partita all’Arechi. Stadio – che ancora una volta – contro la prossima in casa contro il Cosenza, non registrerà grandi presenze, con numeri che non sono mai stati così bassi nella storia dell’ippocampo. Tifosi rossoneri letteralmente scatenati anche durante l’intervallo, quando gli undici di Grassadonia hanno guadagnato gli spogliatoi in vantaggio. “Voi siete sempre di meno” si sente dalla Curva Sud rossonera, quasi come un “pugno” nello stomaco agli ultras granata, che di chilometri ne hanno macinati e di spettacoli tra le mura di casa si sono sempre resi protagonisti. Oggi, la trasferta del primo maggio, con segno distintivo ed emblematico il silenzio. Zero bandiere, zero vessilli. Il tutto contornato anche dal mancato saluto della squadra al triplice fischio finale. Confusione a bordo campo, infatti, quando soltanto Jallow, Pucino e Minala con Gregucci (risalito dagli spogliatoi), hanno timidamente cercato il dialogo con i proprio ultras. E al giro di boa – probabilmente – questa è la vera e propria “arresa” dei conti.

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