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Salernitana-Napoli, la sfida più sentita. Viva la rivalità da derby ma che sia sana…

Ci siamo. E’ il “day before” Salernitana-Napoli, il derby. Torna una sfida sempre sentita su ambo i fronti checché ne dica qualche tifoso napoletano imborghesito e forse un tantino smemorato. La rivalità c’è, esiste ed il calcio per certi versi rappresenta soltanto lo sfogo finale. Da un lato la provincia che scalpita e sgomita per affermarsi e farsi largo, dall’altro lato la metropoli che cannibalizza tutte le attenzioni. Dualismo esacerbato da alcune strategiche scelte politiche che, cavalcando l’onda del populismo, hanno inteso esasperare una contrapposizione tra due città, Salerno e Napoli, che è più ideologica che sostanziale.

“Noi non siamo napoletani “: il coro che rimbomberà domani all’Arechi sottolinea l’orgoglio di una città che da un lato rivendica la propria storia, dall’altro insegue affannosamente miti e modelli che non le appartengono. Assumere una dimensione europea si può e si deve, ma valorizzando le proprie radici storico-culturali anziché impiantando cloni scopiazzati in lungo e in largo.

Fatta questa doverosa parentesi, altrettanto doveroso puntualizzare che si tratta di una semplice, seppur sentita, partita di calcio. Viva la rivalità, viva gli sfottò, ma al bando cori beceri e ogni forma di violenza. Senza se e senza ma. Sarà comunque un derby in tono minore, con il settore ospiti chiuso e senza coreografie. Sarebbe stato sicuramente più opportuno, funzionale e sicuro aprire la Curva Nord, quantomeno per consentire ai tanti tifosi del Napoli residenti in provincia di Salerno di poter assistere alla gara in tranquillità. Invece così non sarà: ci saranno commistioni, con ogni probabilità nei settori Distinti e Tribuna. Ci si appella al buon senso ed alla maturità di tutti i circa 20mila spettatori previsti.

Ma sarà anche un derby quasi inedito. Perché mai Salernitana e Napoli si erano affrontate in campionato con un gap tecnico così accentuato ed evidente. Sono passati meno di vent’anni ma sembra trascorsa una vita. Il Napoli dei debiti, degli alberghi ipotecati e delle televendite dei quadri non esiste più. Era il Napoli dei Savoldi e Dionigi, di Stellone e Sesa, di Bonomi e Baldini: ad un passo dal baratro i partenopei, in un limbo pericoloso la Salernitana di Zeman che si sarebbe ritrovata qualche anno dopo esclusa dai campionati a causa del debito accumulato col fisco italiano. Ora il Napoli è una realtà del calcio italiano ed europeo grazie alla lungimirante programmazione di Aurelio De Laurentiis, uno che col calcio e nel calcio ha dimostrato di saperci fare. Con un’oculata strategia sportiva di crescita nel medio-periodo, con tanti investimenti in prospettiva molti dei quali azzeccati e rivalutati. Al cospetto di un gigante, la Salernitana si presenta senz’altro rinfrancata dal successo a Venezia, ma con una classifica ancora pericolante e con una nebulosa situazione societaria. Il pronostico è chiuso, secco, scontato: esserci di nuovo per la Salernitana è già un traguardo. Ma il vero successo sarà far sì che non sia soltanto una meteora…

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