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#NonTiScordarDiMe. Robertiello: “Donnarumma? La Salernitana è in buone mani. Ma serve più identità”

Per un salernitano, vestire la maglia della propria città non è un lavoro, è una missione. Piero Robertiello, ex portiere granata dal 2006 al 2010 con 5 presenze in prima squadra e che ora gestisce un noto locale di ristorazione in città, analizza con schiettezza il momento della Bersagliera, legando i ricordi del passato alle preoccupazioni per il domani del club.

Il legame di Robertiello con la Salernitana nasce dalla fede calcistica, un valore che ha segnato profondamente la sua carriera. Per l’ex numero uno, scendere in campo per la propria gente è stato il punto più alto del suo percorso: “L’esperienza alla Salernitana è stato un qualcosa di straordinario. Per un ragazzo che tifa la squadra della propria città… è stata un’emozione fantastica; sono stati anni bellissimi, specialmente quando sono approdato in prima squadra e ho potuto essere protagonista in prima persona”.

Tuttavia, quel sogno vissuto in prima persona sembra oggi più difficile da replicare per le nuove generazioni. Secondo Robertiello, il senso di appartenenza non è un concetto astratto, ma il risultato di una struttura societaria che crede fermamente nelle proprie radici: “Penso che l’identità che può dare un giovane che vive al 100% la città sia qualcosa che può fare la differenza, ma questo parte dall’organizzazione societaria e da investimenti seri. Quando giocavamo noi nelle giovanili, il giocatore mediocre andava poi a fare la Serie C; si puntava sugli uomini di qualità. Oggi purtroppo non vedo le condizioni per parlarne”.

Il rammarico dell’ex portiere, che ha indossato le casacche anche di Chieti e Paganese, si sposta poi sulle scelte gestionali recenti, che avrebbero allontanato figure chiave per la crescita dei ragazzi: “Avevamo nel settore giovanile un professionista come Luca Fusco che è stato mandato via; questa roba sicuramente non fa ben sperare. L’investimento sui giovani è fondamentale perché si dà futuro alla società, si dà una visione a vent’anni, ma ad oggi penso che non sia il nostro caso”.

Spostando lo sguardo sul campo, l’analisi si fa tecnica. La risalita dei granata passa per la capacità di resistere in un girone spietato, dove l’esperienza tra i pali gioca un ruolo chiave: “È un campionato difficilissimo, non semplice. Ci sono squadre attrezzate e bisogna giocarsela fino alla fine. Io sono fiducioso, ma resta comunque un cammino molto complicato per la Salernitana”.

Sulla guardia dei pali affidata ad Antonio Donnarumma, il giudizio del collega è di stima, pur considerando il naturale tempo di adattamento dopo il lungo stop: “È un portiere buono per la categoria. Non giocava da un bel po’ di tempo, quindi, secondo me, sta facendo bene. Ovviamente c’è sempre qualcosa che si può recriminare, ma devo dire che in questo caso la Salernitana è in buone mani”.

 

 

A cura di Romolo Mastantuoni

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