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“Mi voleva una big, scelsi l’Italia e sbagliai”: le confessioni di Ventura su Rai2

Il presente è granata e si chiama Salernitana, il passato però porta dei segni azzurri indebelebili per Gian Piero Ventura. La FIGC lo scelse come successore di Antonio Conte dopo Euro 2016, per guidare la Nazionale verso il Mondiale di due anni dopo. Nel girone vinto dalla Spagna, l’Italia si piazzò al secondo posto con conseguente spareggio con la Svezia. Gli scandinavi eliminarono gli azzurri, condannati ad un’esclusione dal Campionato del Mondo che non accadeva da quasi sessant’anni.

Ai microfoni di Dribbling, in onda ieri su Rai2, il tecnico ligure è ritornato indietro nel tempo, a quel finale amaro: “Ho avuto delle conferme dopo quella partita. Babbo Natale non esiste, non vado a vedere più se ci sono i regali sotto l’albero. Ero arrabbiatissimo con me stesso e mi do una sola colpa: non aver avuto l’intelligenza, la serenità e gli attributi di prendere una decisione molto tempo prima, cioè fermarmi. Fu una rabbia feroce nei miei confronti”. L’ex tecnico del Bari spiega i motivi della scelta: “Avevo due anni di contratto ancora col Torino, un triennale di un top club su un piatto d’argento, ma è prevalso il cuore e ho scelto la Nazionale. E’ stato un grande errore, ma non per la mancata qualificazione ai Mondiali, ma perché dopo poco tempo capii che non c’erano i presupposti per allenare l’Italia. Un’esperienza che, sul piano umano, ha segnato Ventura che difende inoltre il suo lavoro: “Gli amici veri li conoscevo già, ma ho scoperto quelli finti. Ma non è stata una delusione, bensì una conferma. Ho sofferto di più per non essere andato ai Mondiali come nazione e non io come allenatore. Mi si può contestare tutto, ma non la professionalità, la correttezza e la serietà. L’allenatore infine racconta un deja vu relativo alla sua scelta professionale tra club e Nazionale: “Sul mio lavoro ho imparato che non vanno mai prese decisioni con il cuore, ma con la testa sempre. Il cuore nel calcio ti frega. Quando ho detto sì alla Nazionale, avevo due telefoni: da una parte avevo i tre anni di contratto di questa big che mi voleva a tutti i costi e dall’altra la Federazione. Ero in un luogo ben preciso e ogni volta che ci ripasso, ripenso a quella scena con me e i due telefoni. Se avessi invertito le decisioni, sarebbe andata diversamente. Ma è un ricordo e finisce lì”.

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