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Mazzocchi suona la carica: “Calvario finito, sono contento e determinato”

Da Monza al Monza: dopo oltre tre mesi di stop forzato Pasquale Mazzocchi è pronto a respirare nuovamente le emozioni che solo il rettangolo di gioco sa dare. “L’infortunio al legamento collaterale mediale del ginocchio destro mi ha fermato nel momento più bello” ha dichiarato Pako in una intervista a La Gazzetta dello Sport. In quel momento, infatti l’esterno granata stava “indossando la maglia dell’Italia, tra l’altro come primo giocatore della storia della Salernitana, avevo realizzato il sogno più grande. Era novembre, sono stato operato, ma adesso eccomi qui. Sono pronto a cliccare play e a ripartire: per aiutare la mia squadra a salvarsi e chissà, magari anche a tornare nel gruppo di Mancini”.

Tre mesi duri, lunghissimi “ma adesso il calvario è finito. Sono contento, entusiasta, determinato. Mi sento già bene, non indietro rispetto agli altri. I dati sono positivi e le percezioni personali anche. Mentalmente non mollo mai: ero infortunato dal punto di vista fisico, ma per tutto il resto ragionavo come se dovessi scendere in campo in ogni partita. E giorno dopo giorno aumentavo il tempo da dedicare alle terapie e all’allenamento per rientrare prima possibile”.

In questi mesi di attesa, Mazzocchi ha assistito da lontano all’involuzione della Salernitana: “La Serie A è difficile. Un periodo negativo può capitare. La cosa più importante è analizzare la situazione, capire i problemi e reagire di conseguenza. E poi, suonerà banale, ma bisogna dare il massimo tutte le volte”. Secondo Mazzocchi, il problema non è nelle alte aspettative di inizio stagione: “Il nostro primo obiettivo era la salvezza. Chiaro che puntavamo a ottenerla con più tranquillità, ma questo è lo sport. A volte ci siamo fatti trovare impreparati, adesso ci aspettano partite decisive”.

L’esonero di Nicola e l’arrivo di Sousa

Purtroppo nel calcio succedono queste cose. Quando va via un allenatore non fa piacere a nessuno. Nicola ci ha dato tanto sia dal punto di vista tecnico sia
dal punto di vista umano. Ci ha insegnato molte cose. La società è chiamata a volte a fare scelte dolorose, ma quando c’è un esonero il fallimento è di tutti. La
società, comunque, è sempre presente. Il presidente Iervolino ci sta vicino, non dobbiamo far altro che seguirlo”. 

“Sousa? È un allenatore che porta le sue idee e noi dobbiamo seguirlo. Servirà tempo anche se non ne abbiamo, quindi dovremo essere particolarmente bravi a capire in fretta cosa vuole da noi. Gli piace giocare con la palla a terra, stiamo provando la difesa a tre e quella a quattro. Per me cambia poco, ho già interpretato più ruoli e con Sousa posso accrescere le mie conoscenze. Ormai sulle fasce si decidono tante sfide. Tra gli esterni c’è chi ha gamba, chi ha tecnica e chi ha sia gamba sia tecnica. Io sono un giocatore che ama correre e ho bisogno di spazio. Mi piace puntare sempre l’uomo. I terzini oggi si alzano tanto e fanno la differenza perché creano la superiorità saltando l’avversario. Di sicuro metto tutto me stesso in campo sperando di essere utile alla squadra”.

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