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Flashback perizie: i valori del club a giugno. Lotito, Paulicelli e trustee: strascichi legali in vista

Claudio Lotito e Marco Mezzaroma, attraverso i loro legali, attendono di leggere le carte relative all’attività di trust (Susanna Isgrò e Paolo Bertoli sono tenuti a consegnare relazioni dettagliate entro il 13 febbraio) per poi valutare gli estremi di ricorsi e azioni legali.

Dopo la puntata di Report andata in onda ieri (clicca qui per leggere) in cui il presidente della Lazio ha sbottato (“Non ho venduto niente io, la Salernitana ha un valore di gran lunga superiore a 10 milioni. Laghi l’ha valutata 60”), il quotidiano Il Mattino stamani pubblica un interessante approfondimento sulla questione valutazione del club e sui dettagli delle perizie effettuate la scorsa estate che, finalmente, iniziano a venire alla luce: l’ex co-patron granata infatti, parlando di 60 milioni, omette di ricordare che si trattava di una cifra massima in una forbice ipotizzata (dal commercialista di parte) a giugno, con evidenti nuovi fenomeni che da lì a dicembre avrebbero potuto far mutare gli scenari, come poi è stato nella realtà.

La perizia di parte

Enrico Laghi, commercialista romano molto in vista e che recentemente è balzato agli onori della cronaca per alcuni guai giudiziari relativi al suo ruolo di commissario straordinario dell’ex Ilva di Taranto (ieri tirato in ballo dalla trasmissione di RaiTre anche per la vicenda Alitalia, di cui pure è stato commissario nel periodo in cui Lotito ha provato a diventare socio di minoranza per il 37% delle azioni, mediante una lettera fideiussoria di Banco Santander giudicata poi falsa) è stato advisor del primo trust presentato il 25 giugno da Lotito e Mezzaroma in Figc. Nella stessa data, ha depositato la prima perizia di valutazione della Salernitana su commissione dei disponenti. Secondo Il Mattino, nel documento il valore del club fu stimato tra i 32 e i 60 milioni, tuttavia aggiungendo che con l’approssimarsi della fine del 2021, il valore sarebbe calato fino al 30% di quello iniziale, nello specifico a dicembre, fino a perdere il 99% in caso di arrivo al 31 dicembre, giorno ultimo per effettuare una cessione senza incorrere nell’esclusione del campionato.

Seconda valutazione, altra forbice

Sempre stando a quanto pubblicato dal quotidiano, ci fu di lì a poco anche la seconda perizia, commissionata in quel caso da Melior Trust e Widar Trust alla Italrevi, società romana che abbassò il prezzo, restringendo la forbice tra i 22,5 e i 36,2 mln. L’atto di trust prevedeva che Isgrò e Bertoli si dessero un prezzo minimo, con facoltà però di abbassarlo (sentito il parere non vincolante dei guardiani) a loro discrezione. Quel prezzo minimo pare si sia inizialmente attestato sui 37 milioni, salvo poi inevitabilmente scendere fino ai 10 con cui Danilo Iervolino si è aggiudicato la società all’ultimo giorno utile, visto che nel frattempo – oltre alla tagliola dell’esclusione – la Salernitana era sprofondata all’ultimo posto in classifica e aveva presentato un progetto di bilancio con segno negativo (-1,6 milioni).

Strascichi a colpi di carte bollate

Insomma, ribadendo che la cessione a Iervolino è in cassaforte e la Salernitana può continuare la sua vita con serenità, c’è da attendersi una prosecuzione del caso davanti ai giudici. Da un lato Lotito e Mezzaroma non resteranno a guardare e potrebbero intraprendere azioni volte a chiedere un risarcimento. Dall’altro, i trustee hanno messo sul tavolo della Procura di Roma diverse presunte irregolarità nella presentazione di offerte (vedi fondo Toro Capital-Console-Di Silvio, con lettera fideiussoria fasulla, poiché disconosciuta dall’istituto di credito indicato come emittente) e potrebbero fare altrettanto col passare dei giorni. E poi c’è Francesco Paulicelli, avvocato torinese che rappresenta la fiduciaria PVAM, società che gestisce il fondo svizzero Global Pacific Capital e che si è vista rifiutare due offerte di 38 e 26 milioni (ma la prima sarebbe stata pagata in obbligazioni, la seconda cash ma con garanzie sempre dello stesso tipo): «Nulla contro Iervolino. Il problema è procedurale. Ho pec dalle quali si evincono contestazioni e risposte diverse da quelle risalenti ad altri partecipanti. Non c’è stata uniformità. Peraltro, gli 1,3 mln versati a titolo di caparra sarebbero ancora sul conto del trust e ad oggi nulla ci è stato detto», le parole dell’avvocato ad un’emittente locale piemontese. A quanto sembra, tuttavia, questi soldi non sarebbero mai arrivati sul conto del trust. La vicenda si arricchirà probabilmente di nuova battaglie a colpi di carte bollate.

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