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Facci a Il Mattino: “Ventura non ha lasciato il segno, ora punterei su un tecnico giovane”

Ex giocatore della Salernitana dal 1992 al 1997, Mauro Facci adesso fa il direttore sportivo, ma non dimentica il legame che era inevitabile creare con Salerno in quegli anni, quindi commenta con un intervista sulle colonne de Il Mattino la stagione appena conclusa. Partendo dall’addio di Gian Piero Ventura: “Non sono mai sorpreso quando una società non raggiunge l’obiettivo prefissato e decide di non andare avanti con un allenatore – spiega il dirigente di Latina – In Italia poi spesso e volentieri si guarda al risultato e non ad altri fattori. Anch’io pensavo che Ventura potesse fare di più e magari giocarsela senza grandissima pressione nei playoff. Ero fiducioso che il mister potesse lasciare il segno e invece non è stato così“.
Ora bisognerà trovare il profilo giusto per navigare tra le imprevedibili correnti della serie cadetta, qualcuno che sappia spronare i granata come fece un esordiente Delio Rossi con la squadra di cui ha fatto parte anche lui: “Il primo nome sicuramente è quello di Vincenzo Italiano, un tecnico molto bravo che ha dimostrato di saper conciliare risultati e bel gioco. Certo all’inizio della stagione anche lui ha avuto delle difficoltà, ma poi ha saputo superarle anche grazie alla fiducia della società. Il secondo nome è quello di Alessio Dionisi, che oggi come ieri continua a mettere in mostra tutte le sue qualità attraverso la squadra che allena. Infine il terzo è Paolo Zanetti che a me piace molto, ad Ascoli ha fatto un ottimo lavoro e non meritava l’esonero“.
L’Ippocampo però sembra essere intenzionato a riprovare ad affidare la guida tecnica ad un allenatore esperto, Colantuono e Castori su tutti: “Probabilmente la società vuole puntare sulla concretezza per provare a centrare determinati obiettivi, stiamo parlando di due allenatori esperti che conoscono la categoria e che in passato hanno raggiunto spesso risultati prestigiosi. Il direttore Fabiani è bravo e saprà certamente scegliere la persona giusta“.
Di sicuro serve un cambio di rotta alla squadra, che in cinque anni in Serie B non ha mai fatto quel salto di qualità che ci si aspetterebbe dalle potenzialità della società. Non è tutto da buttare, però: “A mio avviso la crescita c’è stata, la società ha fatto in passi avanti dalla Serie D ad oggi. Non credo si debba essere così negativi. Anzi, la società è tra le più solide e credo che potrà ambire tranquillamente alla promozione in Serie A“.
Il problema però è che il campionato si fa di anno in anno più competitivo e quello della prossima stagione ha tutti i presupposti per essere uno dei più complicati: “Si avvicina un campionato più difficile. Merito soprattutto del Monza, che sta facendo da traino per tutto il movimento, nonostante il momento delicato dal punto di vista economico mi sembra che molti siano stimolati dalla presenza del club caro al duo Berlusconi-Galliani“.
Quindi non solo l’allenatore, ma ci vuole anche l’organico adatto, che spesso è il compito più complesso: “Si tratta di una riflessione approfondita, purtroppo non sempre spendere e prendere determinati calciatori può voler dire risultato garantito. L’Empoli dell’ultima stagione è l’esempio lampante. Di sicuro per farlo bene serve il giusto mix tra gente di esperienza che sappia reggere la pressione e giovani capaci di darti quel qualcosa in più grazie alla loro voglia, ma poi soprattutto l’alchimia che si riesce a creare nello spogliatoio. Un po’ come quella che si creò nei miei anni di Salerno e che ci permise di disputare stagioni importanti“.

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