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Diaconale (Lazio): “Calcio fermo? Non sarà facile imbrogliare Lotito. Stoppare tutto porterebbe club a fallire”

“Non sarà facile imbrogliare il presidente Claudio Lotito da parte di ministri demagoghi e dirigenti irresponsabili che non capiscono come fermare il campionato significherebbe far saltare tutti i diritti televisivi e condannare al fallimento la gran parte delle società calcistiche italiane”. Sono le frasi conclusive di un post su Facebook di Arturo Diaconale, il responsabile della comunicazione della Lazio e portavoce del vulcanico imprenditore capitolino, comproprietario anche della Salernitana. Che in questo momento è tra due fuochi: alla sua Lazio quasi converrebbe continuare a giocare, per inseguire il sogno Scudetto e approfittare dello svantaggio che inequivocabilmente hanno i club del nord come Juventus e Inter, mentre alla Salernitana fermarsi – anche e soprattutto per recuperare infortunati in vista del rush finale (sì, ma quando?) – potrebbe giovare. Chiaramente, le parole di Diaconale si riferiscono alla possibilità che il campionato venga fermato senza più riprendere dopo la pausa. “Al momento l’interruzione del campionato è una ipotesi ancora da verificare. L’aumento dell’emergenza per cause imponderabili potrebbe forse provocare una pausa. Che, però, potrebbe essere chiusa ad emergenza eccezionale superata, consentendo la ripresa delle partite e la conclusione regolare del campionato. Magari nel mese dedicato agli Europei che potrebbero slittare a loro volta visto che l’epidemia non è solo italiana ma è ormai diffusa anche nel resto del Vecchio Continente”, dice ancora Diaconale.

Certo, l’emergenza che investe la salute pubblica non consente di fare calcoli utilitaristici a livello sportivo e le priorità sono altre. Domani ci sarà il Consiglio Federale, che recepirà le indicazioni del CONI e probabilmente anche del Governo (clicca qui per leggere), fermando il calcio almeno fino al 3 aprile. “La paura è che il campionato in corso faccia la fine di quello interrotto dallo scoppio della Grande Guerra e che, come allora, l’interruzione diventi l’occasione per negare alla Lazio il riconoscimento di uno scudetto conquistato sul campo. – aggiunge Diaconale – Questa sindrome da scudetto negato del 1915 fa scattare l’antico timore che, in una situazione di massima incertezza provocata dall’emergenza sanitaria che paralizza il paese, gli interessi dei grandi club possano scattare ai danni della società biancoceleste. Così come non bisogna cedere al panico per il coronavirus, non ci si deve abbandonare al panico per sindrome da scudetto negato: al momento l’interruzione del campionato è una ipotesi ancora da verificare”.

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