C’è un tema che più di altri accompagna questo finale di stagione della Salernitana: il rendimento del reparto offensivo. Non si tratta soltanto di una questione numerica, ma di continuità, presenza dentro le partite e capacità di indirizzarle con maggiore autorità. I granata hanno costruito gran parte dei propri risultati su equilibri sottili, vincendo spesso con margini minimi e restando esposti fino agli ultimi minuti. Un segnale chiaro: l’attacco produce, ma non abbastanza per garantire tranquillità.
Nel dettaglio, l’analisi delle prime punte evidenzia un reparto che fatica a trovare alternative credibili e continuità realizzativa. Franco Ferrari – secondo miglior marcatore dietro Lescano con 5 gol – rappresenta forse il caso più emblematico. Dopo un avvio di campionato discreto, il suo rendimento si è progressivamente abbassato fino ad arrivare a un digiuno che dura ormai da tre mesi (non segna dal 13 dicembre scorso). Tra spazi ridotti e prestazioni poco incisive, l’attaccante non è più riuscito a ritagliarsi un ruolo determinante, finendo ai margini delle rotazioni nei momenti chiave. L’arrivo di Lescano lo ha fatto finire indietro nelle gerarchie: l’ex Pescara non gioca titolare dal 18 gennaio e solo a Cerignola, il 6 febbraio scorso, ha disputato più di 45′.
L’assenza di Roberto Inglese, invece, ha inciso in maniera strutturale. I suoi 4 gol e 1 assist nelle prime 15 giornate raccontavano di un attaccante centrale nel sistema offensivo. L’infortunio che lo tiene fuori da oltre cento giorni ha privato la squadra di un riferimento affidabile, capace sia di finalizzare che di far salire il reparto. Restano i dubbi sul rientro dell’ex Parma: Cosmi spera di rivederlo ai playoff.
Diverso il discorso per Juan Ignacio Molina, arrivato a gennaio con l’obiettivo di aumentare il peso offensivo. Dopo un iniziale impiego da titolare (tra febbraio e marzo contro Casarano, Cavese, Monopoli e Catania), il suo spazio si è progressivamente ridotto. Un solo gol all’attivo e poche occasioni costruite rendono il suo impatto fin qui limitato, anche alla luce delle aspettative che avevano accompagnato il suo arrivo.
In questo contesto, Facundo Lescano resta l’attaccante più continuo: 7 gol certificano un contributo importante, soprattutto considerando il suo inserimento a stagione in corso. La sua partecipazione diretta alle reti della squadra è significativa, ma il dato più rilevante è un altro: la Salernitana fatica a distribuire il peso offensivo su più interpreti.
E proprio questa difficoltà emerge con forza guardando al prossimo impegno. Lunedì, i granata affronteranno il Benevento, squadra che vanta il miglior attacco dell’intera Serie C con 70 reti segnate (tre attaccanti in doppia cifra, Salvemini, Tumminello e Manconi) contro le appena 43 della Salernitana (ottavo attacco tra le prime dieci). Un confronto che va oltre i numeri: i sanniti riescono a costruire occasioni con continuità e a finalizzarle con più soluzioni, mentre i granata restano legati a episodi e partite spesso bloccate. La sensazione è che il nodo non sia soltanto legato ai singoli, ma a un equilibrio offensivo ancora incompleto. Per affrontare al meglio questo finale di stagione servirà ritrovare efficacia sotto porta, ma soprattutto ampliare le soluzioni, rendendo l’attacco meno prevedibile e più incisivo nei momenti decisivi.