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Arechi: tutti i numeri della flessione. Tra scuse e favolette, media pubblico dimezzata in 20 anni

Sarà che il pubblico si è imborghesito, oppure che le pay tv prima e il far west degli smartphone poi hanno impigrito il tifoso. Fatto sta che Salerno, in numeri sugli spalti, non è più quella di una volta. La riflessione prende spunto dalla non nuova uscita di Claudio Lotito (“Ancora non vedo un pubblico numeroso. Qui si pensa solo agli investimenti, ma se i tifosi non sono presenti fanno perdere l’entusiasmo anche a noi. Perché non vengono allo stadio?”) e al mare magnum di riflessioni che si leggono qua e là sui sempre più inaffidabili social network. Dove, tra frasi fatte, profili fasulli e maniaci di protagonismo, il sogno di una libera discussione con confronto di idee, proposte di rinnovamento e critiche anche aspre (perché, si sappia, sono costruttive soprattutto quelle) si infrange ancor prima di arrivare al bello.

Spesso ci si imbatte nella leggenda dei trentamila. Che qualche anno fa, in categorie più basse, era dei diecimila “col cavalluccio e la C1 a vincere”. Leggenda o meno, spulciando i dati fatti registrare al botteghino dall’Arechi, emerge il fatto che il pubblico salernitano appare cambiato, disamorato. E non s’offenda il sempre encomiabile zoccolo duro, che tale rimane. “I giovani e i bimbi non si affezionano come una volta, preferiscono tifare per le squadre di Serie A”, la frase del momento che vede Salerno a quota 9768 persone in media negli incontri casalinghi (nei 7 di quest’inizio stagione). L’anno scorso, il dato finale medio fu di 8721. Che è parzialmente vera ma va rapportata – ad esempio – alle stagioni 1994/95, 1995/96 e 1996/97, quando pure esistevano squadroni capaci di vincere tutto in Italia e in Europa capaci, quindi, di “scippare” piccoli tifosi al bacino della Salernitana. Eppure, nei tre campionati su citati, la media spettatori dell’Arechi (in B) era rispettivamente di 17683, 17404 e ben 19460. Paradossalmente, di più nel 1996/97 quando – a differenza dei due quinti posti racimolati nei precedenti tornei – l’ippocampo lottò fino alla fine per una stentata salvezza. Il doppio, più del doppio della media pubblico interna del 2017/18! Sarà colpa della crisi, dell’introduzione del biglietto ridotto ma pur sempre a pagamento per i bambini, degli spalti segnati dal tempo e usurati, non più accoglienti come al solito. Ognuno può farsi la sua idea, trovare l’alibi, la scusa, la motivazione. Certo non è il medico a ordinare al tifoso di recarsi allo stadio per gustarsi uno spettacolo che, forse, vent’anni fa era di gran lunga più gradevole e coinvolgente, a prescindere dalle zone di classifica. E su quest’ultima affermazione, che non troverà tutti d’accordo, sopraggiunge un altro però: il numero totale di spettatori nel campionato di Serie B, che nel 1994/95 contava globalmente 2 milioni e 980mila persone, mentre l’anno scorso ne ha fatti registrare 3 milioni e 195mila. Per il quarto anno consecutivo, sfondato in cadetteria il muro dei 3 milioni (non è accaduto dal 2007 al 2014 ininterrottamente, ndR), tutto sommato in media da 25 anni a questa parte, tra alti (i 5,3 milioni del 2003/04 con 24 squadre, i 3,9 del 2006/07 con la Juve in B) e bassi (2 milioni e 239mila del 2012/13) la flessione dell’Arechi non corrisponde ai dati della cadetteria. La forbice resta ampia perchè, negli anni, il numero di squadre non è rimasto sempre lo stesso.

Se il calore e l’abnegazione del famigerato zoccolo duro contribuisce a far spesso parlare dell’Arechi per le meravigliose coreografie, è altrettanto vero che il “Principe degli Stadi” sta diventando un nobile in declino. Salerno ha inequivocabilmente perso per strada qualcosa, lo dicono i numeri. Per riprenderselo, le chiacchiere sono l’ultima cosa che serve.

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