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De Laurentiis, attacco a Lotito: “La Serie A gli lascia il gioco delle tre carte, propongo superlega”

Il solito Aurelio De Laurentiis. Alla vigilia di Salisburgo-Napoli di Europa League, il massimo dirigente partenopeo non lesina stoccate anche nei confronti di Claudio Lotito, co-patron della Salernitana e numero uno della Lazio che, da anni, assume un ruolo preponderante nella politica del calcio. Un mondo che va riformato. La proposta di DeLa è “una superlega con dodici squadre sul modello delle franchigie americane, diminuendo anche le squadre in C perchè anche lì facciamo ridere. L’anno prossimo col Bari in C rideremo perché già mi dicono che ci siano anti club a rischio fallimento che faranno iscrivere per poter far partire i campionati”. Poi, l’attacco a Lotito: “In Italia la Serie A mantiene tutte le categorie, dovrebbe avere voce in capitolo, invece lascia a Lotito il gioco delle tre carte. Il Napoli è la terza-quarta squadra italiana, quindi è chiaro dovrebbe avere più potere dell’Udinese, ma questo non può essere perché Lotito ha imposto i voti di maggioranza, ma non va così perché ognuno ha i propri problemi, a Milano, Roma o Napoli. Se io devo ridurre il mio gap con le grandi d’Europa, dovrei indebitarmi perché loro fatturano 800-900 milioni. Pure la Juventus che fattura 400-500 dovrebbe farlo. Io sono considerato virtuoso perché non mi indebito, l’ho fatto con me stesso quando ho messo 100 milioni personali per tornare subito in Serie A. In Italia nessun presidente, ma neanche Lotti, Giorgetti, Gravina, Malagò hanno capito del cambio epocale di Veltroni sulle società. Qui si continua a dire che i club sono dei tifosi, è giusto, noi lavoriamo per i tifosi, ma da questo ai tifosi proprietari ce ne passa. E’ una vecchia mentalità che ieri mi ha fatto scappare dalle Universiadi. Il Commissario è un genio, persona di grande livello, ma al tavolo mi ritrovo sempre con i populisti che vengono a fare gli imbonitori dei propri elettori. Prendono in giro solo gli ignoranti, io non voglio offendere nessuno ma c’è anche chi non è in grado di scegliere il giusto e sbagliato e allora si accoda. Il populista ha bisogno di elettori per passare dal Comune alla Regione”.

 

 

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